mercoledì 30 luglio 2008

La Novità del Fatto

Con il termine Fatto indichiamo una qualsiasi cosa che esiste effettivamente, prendiamo fatto e esistente come sinonimi. Precisiamo che le idee esistono come fatti, ma il loro contenuto non è assolutamente un fatto reale. Una mela è un fatto, l’idea della mela esiste realmente in quanto idea ma non in quanto mela. La mela si mangia e ti nutre, l’idea della mela non nutre. C’è una differenza sostanziale, se percepisco l'idea di un elefante che vola non significa che l'elefante sta volando. Le percezioni dirette senza interpretazioni sono fatti. Non sono cioè confutabili con nessuno strumento della nostra mente.
Cosa è un fatto? Che caratteristiche ha? Un fatto non è sempre nuovo? Non è sempre una nuova scoperta? Oppure esiste un fatto che non è nuovo? Che è già conosciuto? Vediamo...
Prima c’è il fatto percepito, poi dopo una frazione di secondo può venire riconosciuto e pensato, Viene confrontato con la memoria, l'esperienza le teorie e nozioni, una volta riconosciuto ed associato ad un nome avrà una memoria, in quel momento il fatto è fermo, fotografato, e vi è la percezione di tale memoria che non è la percezione del fatto, la memoria è simile ad una fotografia, ha una determinata filigrana, non è una cornice con dentro la realtà, è come un appunto su un pezzo di carta, ritrae un particolare porzione dell’esistente in un determinato momento, con gli anni è soggetta alle intemperie può sbiadire ecc..
Quando pensiamo noi non stiamo percependo i fatti, non pensiamo ad un fatto, ma possiamo pensare solo alle idee che ci siamo creati sui fatti.
E mentre stiamo pensando (per anni o per una frazione di secondo) considerando quella idea di un fatto, in quel periodo di tempo non stiamo percependo l'effettività del fatto reale che è vivo e che muta nel presente mentre pensiamo... mentre pensiamo, ci stiamo perdendo la possibilità di osservare effettivamente, e obiettivamente il fatto mentre si manifesta nel suo cambiamento presente...
Ad esempio ho una mela in mano e la guardo, Se mi metto a pensare alla mela per qualsiasi motivo soggettivo e personale, per scoprire cosa effettivamente è, a come è fatta alle sue caratteristiche alle sue relazioni con le cose, ai suoi modi... In quel periodo di tempo che sto pensando, io sto considerando un idea di mela, e la mela reale invece mentre penso sta cambiando, vive e si muove nel presente, e io mi lascio sfuggire il "fatto" nella sua novità. Se sto pensando, non sono aperto alla scoperta presente che la novità del fatto mi propone, alla sua meraviglia, al suo significato... l'essenza della mela, la sua causa, il motivo per cui esiste, in profondità mi viene a mancare se sto pensando...
La mela non è ferma: prima è piccola, poi è acerba, dura, poi matura, poi in decomposizione. Non esiste un solo istante in cui un oggetto reale è fermo... E lo stesso vale per il corpo di un essere umano o per una cellula o un atomo, nulla è fermo nel presente. Io posso pensare all'idea fissata di mela acerba o matura o decomposta, ma mentre lo faccio non sto considerando il fatto, ma solo l'idea fissata di un fatto che ho appreso nel passato (anche pochi istanti prima).
La memoria, la fotografia di un fatto è la stessa cosa di un fatto? Una memoria di una mela è la stessa cosa di una mela? Puoi mangiare e sfamarti con la memoria di una mela? L'idea di un uomo è la stessa cosa di un uomo? Una rappresentazione di una cellula ha la stessa vita della cellula? la memoria che percepiamo quando pensiamo, (ad esempio l'idea di mia madre) ha la stessa causa, radice, importanza di mia madre? In profondità sono essenzialmente la stessa cosa: la rappresentazione e il fatto vivo? Una sequenza di fotografie della tua vita E' la tua vita? O sono 2 cose completamente diverse? Effettivamente diverse? la rappresentazione in un quadro di una vita che nasce, contiene la stessa energia del fatto reale della nascita? E se, per ipotesi, la realtà fosse piena di una energia vitale che non segue una legge fissata e limitata? Se fosse libera da vincoli "esterni"? Potremmo mai descrivere tale energia creativa e propositiva nel presente con una rappresentazione finita di elementi?
Quando noi abbiamo una legge, una rappresentazione della realtà, una nuova teoria della fisica, fatta di rappresentazioni, simboli su carta, o su un pc, fatta di parole o di idee che descrive un "fatto", non dobbiamo forse, di volta in volta riadattarla e migliorarla quando un fatto ci propone una "novità" non contemplata dalla legge precedente? Attraverso i millenni, abbiamo avuto molti modi di vedere la realtà , molte leggi fisiche e rappresentazioni personali della realtà, ma non abbiamo di volta in volta dovuto correggerle, e piegarle all'evidenza che di volta in volta la realtà manifestava al di fuori di queste leggi? Possiamo dire con definitiva certezza che questa ultima volta abbiamo la rappresentazione definitiva? Possiamo escludere con assoluta certezza che le leggi che abbiamo ora (e che abbiamo migliorato milioni e milioni di volte) non siano destinate ancora ad un mutamento? Abbiamo leggi definitive che descrivono il movimento che nasce dal presente? No. Possiamo solo tentare con ipotesi e teorie sempre migliori ed attendere che un nuovo fatto ce le metta in discussione. Nuovi esperimenti o nuove verifiche che magari fra mille anni potranno smentire le teorie attuali, via via che gli strumenti di misura migliorano.
Noi non possiamo fare leggi e idee come vogliamo e credere che queste cambiano l'andamento della natura e dei fatti come noi le desideriamo... Non ha senso. Noi possiamo solo cercare di guardare e adattarsi a ciò che il fatto ci propone di volta in volta nel presente, cerchiamo di avere una rappresentazione definitiva del fatto, ma non capiamo che una rappresentazione non potrà mai catturare un fatto, perché la rappresentazione è fissa, invece il fatto è creativo nel presente. Più con la misura diminuiamo l'approssimazione più ci avviciniamo al presente, ma non lo potremmo mai tenere in mano e fermare in una teoria...
La rappresentazione, le idee hanno delle qualità in meno rispetto al fatto, sono diversi!!! una fotografia non è la realtà, e la realtà non si spiegherà mai con una articolazione seppur enorme, di fotografie.
La novità, la creatività l'energia non nasce forse dal fatto? E le nostre idee gli vanno dietro seguendolo, ma senza mai catturarne l'essenza?
L’Io con l’attività del pensiero poi, struttura ogni suo ragionamento, conclusione, teorie e ipotesi, considerando la percezione della memoria del fatto, non il fatto. Vi è una distanza temporale incolmabile e vi sono profonde differenze fra la memoria (idea) del fatto e il fatto. Un essere vivente unicellulare si forma su un pianeta lontano (o sulla terra nel passato), senza che nessuno lo osserva… è un fatto, ha energia propria questa attività, è vitale creativa, va da se verso chissà quale futuro e con quali scopi. Ora io guardo questo fatto e ci penso, sto pensando quindi percependo l’idea fissata in memoria della forma di vita che si crea, non il fatto dell’azione reale. E io la penso sempre dopo che è passata, io la penso sempre stando IN RITARDO rispetto ai fatti che mentre penso continuano a svolgersi nel presente. Infatti la forma di vita continua a crescere ed avere la sua evoluzione mentre io sto pensando ad essa (qualche secondo dopo o qualche millennio dopo). Se penso non la sto percependo direttamente, ma sto fissandomi a lavorare sulla percezione delle sue idee. La vita che si crea ha un significato diverso, importanza diversa e manifestazioni e relazioni diverse rispetto alla percezione di una sua fotografia o memoria. L’energia non nasce dalle idee ma è nel fatto. L’uomo è vivo e può impiegare energia a seconda delle sue convinzioni, ma non sono le idee generatrici di energia, l’energia è nell’uomo che la impiega a seconda delle sue particolari credenze convinzioni, modificabili, a seconda del suo livello di introspezione e intelligenza, di come utilizza il pensiero del peso che da all’esperienza ecc..
Può un processo che lavora raccogliendo ciò che il fatto gli presenta continuamente, raccoglierlo qualche frazione di secondo dopo lavorare su una sua immagine o memoria e mentre pensa perdersi anche ciò che avviene ancora, un processo che lavora così avrà mai conoscenza COMPLETA E DEFINITIVA su qualsiasi fatto reale? Raccogliamo a terra briciole, andando dietro ai movimenti imprevedibili dei fatti, raccogliamo foto sbiadite, di grana grossa, di inquadrature parziali, le raccogliamo a tratti, mai nel presente, foto che il fatto, l'esistente produce autonomamente... Da queste foto raccolte le studiamo le guardiamo, costruiamo teorie su teorie per spiegare definitivamente il fatto, ma in realtà ci stiamo solo adattando a ciò che il fatto ci propone con novità. Siamo sempre nella stessa posizione di ritardo e di studio, in nessun momento siamo contemporanei al fatto, mai partecipiamo alla presenza del fatto, purtroppo come se noi fossimo separati, isolati, distanti... In nessun momento di nessuna teorie perfetta siamo presenti al fatto, la teoria non ci farà mai cambiare questo processo, acquisiremo solamente nuovi dettagli SUI FATTI PASSATI, mai presenti. Possiamo descrivere il passato, mano mano che il presente ci lascia nuovi indizi. Ma gli indizi sono sempre nuovi, quindi anche raccogliendo infiniti indizi possiamo solo parlare del passato, mai del presente, non avremmo mai chiarezza sul presente, sull'origine dei fatti, sulla vera essenza.
Dal le foto del passato potremmo mai conoscere l'origine viva dei fatti? O possiamo solo fare continue ipotesi e accomodamenti e miglioramenti per descrivere come i fatti si sono comportati nel passato? fare ipotesi sul come e sul perché, ma mai e poi mai conoscere il presente definitivamente? Possiamo conoscere l'origine presente del fatto con pensiero? Se non conosciamo l'origine ma abbiamo solo sue manifestazioni parziali, passate e frammentate, allora non conosciamo il fatto definitivamente. Supponiamo che possa avere questa e questa caratteristica immutabile e facciamo teorie e vediamo se per alcuni millenni queste teorie vengono confermate o invalidate, ma siamo sempre nell'incertezza. In attesa che possano essere smentite, non abbiamo una chiarezza presente e definitiva sul fatto.
Quando pensiamo non stiamo percependo il fatto direttamente. Non siamo aperti scoprire a ciò che il fatto può proporci... Più pensiamo e più ci distanziamo dalla percezione dei fatti per dare credito alle nostre teorie e idee e rappresentazioni della realtà. E solo quando un nuovo fatto si farà spazio prepotentemente mettendo in discussione le nostre teorie saremo pronti a rimetterle in discussione (con difficoltà, perché noi sulle nostre teorie ci basiamo tutto).... Non siamo aperti...
Un processo siffatto (come questo del pensiero umano) è per sua semplice natura impossibilitato a avere conoscenza definitiva su un qualsiasi fatto. Semplificando, può la memoria, l’idea, l’esperienza, e tutto il Conosciuto (nel senso di riconosciuto, il contenuto della coscienza, le memorie atteggiamenti idee, ricordi di paure, conclusioni.. ecc…) Può tutto ciò avere chiarezza completa e definitiva su un qualsiasi fatto? Oppure è evidente che questo processo ha una struttura precisa con limiti precisi che non hanno nulla a che vedere con la chiarezza definitiva dei fatti?
Un fatto non è per sua essenza Nuovo? (Nuovo= non conoscibile completamente e chiaramente effettivamente confrontato con il bagaglio passato, insomma utilizzando il processo del pensiero da un osservatore?) Oppure abbiamo una legge che ci descrive con esattezza definitiva il fatto che sta accadendo NEL PRESENTE? Definitiva intendo che include nella sua chiara consapevolezza anche tutte le nostre menti e percezioni in relazione col fatto che lo influenzano nel presente mentre lo indaghiamo. Una legge che include anche la descrizione definitiva di tutti gli osservatori della realtà che la modificano e influenzano, di tutte le menti, pensieri e coscienze che determinano nuovi movimenti nella materia, con i loro desideri paure indecisioni incertezze piaceri gioie sentimenti ed emozioni?... abbiamo una legge che descrive l'origine delle emozioni (non la raccolta e organizzazione delle informazioni sulle manifestazioni ed espressioni delle emozioni)? l'origine del dubbio e dell'intelligenza? l'origine delle percezioni dirette? che descrive con esattezza il movimento di tutti gli animali e esseri viventi?
Definitiva intendo che abbiamo la sicurezza che nessun evento futuro possa mai fare cambiare le leggi che abbiamo decretato come sacrosante?
Abbiamo questo?
O al contrario cerchiamo cerchiamo chiarezza utilizzando lo stesso processo che fallisce, che approssima, che miglioriamo ma senza una soluzione definitiva, dato che non ne conosciamo altri, ma non troviamo completa e definitiva chiarezza nemmeno durante interi millenni? Si rimane nello smarrimento e incertezza?
Possiamo Conoscere un Fatto con il pensiero?
Non concludiamo subito si, o no... non è facile vedere questo... Bisogna avere chiarezza con tutto il nostro essere fin dai primi leggeri movimenti incosci...
Nel momento che il pensiero con le nostre conclusioni ed esperienze ci fa dedurre di sentirci minacciati dall'idea buio e proviamo disagio e paura... (ad esempio per una persona che ha paura del buio)... non siamo forse completamente convinti nella veridicità del nostro pensiero e della minaccia a tal punto da farci sentire coinvolti nel nostro essere e provare un emozione di fastidio? Non abbiamo tutti paure o disagi anche quando non c'è una reale minaccia per il fisico? Una persona che ci da fastidio "a pelle"? O una categoria di persone? Non abbiamo tutti idee a cui teniamo? Non abbiamo fastidio se insultano il nostro nome, se la nostra squadra del cuore perde... Non ci sentiamo minacciati se noi ci sentiamo "materialisti" e leggiamo sul giornale che i materialisti sono infantili? O se ci sentiamo di una determinata fede politica, religiosa, e qualcuno minaccia tale IDEA, non sentiamo una sensazione, non siamo quindi coinvolti in questi processi al punto da crederli veri? Reali? Nel Nostro profondo non crediamo di avere delle certezze? Delle basi? Non crediamo forse che sono reali le rappresentazioni della realtà e idee che ci siamo fatti, al punto da coinvolgerci? Al punto da avere emozioni se qualcuno mette in discussione queste basi? Non le crediamo vere?
Non siamo spesso coinvolti quando facciamo dei ragionamenti e dei pensieri? Siamo convinti di fare un ragionamento (quasi sempre a livello inconscio e profondo) che prende in considerazione fatti e non idee. Crediamo cioè in quello che pensiamo al punto da esserne coinvolti... Tutte le nostre emozioni nascono all'origine del pensiero... e noi siamo quelli che ci crediamo...
La tana del bianconiglio è molto profonda...