domenica 9 novembre 2008

L'Esistenza di Dio



Ci sono persone che basano il proprio essere su una convinzione, una ideologia, una credenza o addirittura una fede, basano il loro essere e ripongono sicurezza in un testo scritto, magari sacro o antico, oppure un testo di scienza...

E altre che cercano di mettere tutto in discussione, ogni testo e credenza, guardando tutto da zero, in maniera chiara e il piu possibile imparziale...


Non è facile ed è il percorso più faticoso.
Ma già il volerlo divide nettamente 2 tipi di persone...

Volere guardare con occhio imparziale, mettendo in discussione ogni credenza, ogni testo ed anche ognni propria convinzione ed istinto, guardare tutto, tutti i nostri bisogni e paure, volere chiarezza anche se non ci si riesce sempre a fondo, migliorare, scartare ciò che prima si credeva "assoluto" quando si ha un nuovo indizio che lo contraddice, liberarsi da pesi e zavorre che si vedono irrazionali, rimanere il piu possibile aperti...

E' Un passo avanti rispetto al voler difendere le proprie convinzioni, chiudersi in esse cercando sicurezza e conforto, fino ai casi estremi dove si cerca il conforto nei testi (sia testi giusti e sacrosanti che testi sbaglaiti di sette di qualunque tipo) e si ha piacere se questo testo viene portato avanti e fastido se viene contestato messo in discussione o ridicolizzato...

Ripeto: non sto contestando i contenuti. Sul piano dei contenuti ci si gioca all'infinito con le chiacchiere da bar. Ma pongo l'attenzione su la ricerca di conforto e sicurezza, il "difendere" vari contenuti in contrapposizione al volere chiarezza su tutto ciò che è falso e scartarlo. Non avere ideologie o credenze, non avere conclusioni ne fedi richiede un immensa energia e ci mette in condizioni di continua vulnerabilità, senza basi ne difese... è una posizione molto scomoda per l'uomo.


Io non dico di "credere" in Dio. Ma dico con certezza che Dio esiste. E si può avere contatto con dio esclusivamente quando non ci sono più fedi e credenze. Dio non è un attività prodotta dal pensiero, è un fatto. Si può esserne consapevoli o no.
Non credo in Dio per avere un conforto, una guida, o meno responsabilità, Io mi sento pieno di responsabilità, non seguo nessuno, ne il Papa ne l'islam ne il cattolicesimo ne il buddhismo ne qualche setta anche se conosco molto bene tutte queste organizzazioni.
Percepire l'esistenza o meno di Dio è una cosa che ci può esseere e non essere, di certo non può essere imposta, e anche chi la cerca per tutta la vita può essere che non la trova mai (anche ammettendo che Dio esiste). Io per esempio non avrei mai immaginato che dopo 36 anni di indagini e microanalisi sul pensiero e di fervente ateismo, anni e anni che metto in discussione tutto avrei mai potuto scoprire l'esistenza di Dio, era la cosa più lontana da tutte le mie possibili previsioni: L'esistenza di Dio è sempre una Scoperta, mai la conclusione di un viaggio o di un ragionamento o di un pensiero o di un percorso spirituale. Non può cioè essere prevista. E di certo non sono uno che crede alla prima cosa che vede, se leggi quello che penso sul mio blog notarai a che livello faccio le microanalisi nei passi elementari del pensiero e del "processo del credere o di rappresentarsi la realtà".


Molti uomini hanno creato le varie idee di Dio e spesso lo identifica con ciò che non riesce a spiegare...
Questo non dimostra che Dio non esiste, non dice nulla sulla sua esistenza. Anche se molti uomini (non tu) pensano cose strane questo non dice nulla e non determina l'esistenza o la non esistenza di qualcosa.

Alcuni atei non vogliono vedere, alcuni credenti in dio non vogliono vedere. E non se ne esce con la dimostrazione razionale: non si può dimostrare ne l'esistenza ne la non esistenza di dio.


Molti danno la spiegazione di tutto all'idea di un dio e cercano sicurezze in questa identificazione, molti atei cercano identificazioni in molte altre ideologie e fedi che difendono e in cui sono coinvolti e cercano la spiegazione di tutto rapportandosi alle loro ideologie... esistono molte varie cose al mondo.

Scoprire l'esistenza di Dio non potrà mai esserci se ci si nasconde dietro una fede, una religione o un credo, se si sta cercando conforto e sicurezza... sia atei che credenti: quelli sono tutti movimenti ed esigenze del pensiero e sono senza basi. Dio non è figlio del nostro pensiero, della nostra esperienza, o dei nostri ragionamenti. Non è fatto di parole...
La scoperta di Dio non passa ne per il credere che esiste ne per il credere che non esiste, ma invece, solo avendo messo in discussione tutte le nostre credenze, le nostre presupposizioni le nostre paure e desideri, e vedendoli con chiarezza, mettendo in disucssione tutto a 360 gradi si potrà scoprire se esiste o no Dio, Altrimenti si parla solo di "idee" che abbiamo di Dio, opinioni su queste idee e conclusioni a cui siamo legati in cerca di sicurezze.

Le prove dell'esistenza di dio come della sua non esistenza non esistono. None siste una dimostrazione razionale ne per la sua esistenza ne per la sua non esistenza, Ognuno può dire: la dimostrazione me la devi portare tu , tu o tu..
Non accadrà in nessuno dei due sensi. Nel momento che vedremo che è insensato chiedere una dimostrazione in qualsiasi dei due sensi e che ciò non ci dice nulla sull'esistenza di Dio o no, saremo un passo avanti da questo punto fermo dove mi pare tutti alla fine tornano.

Quando una persona crede in Dio non significa necessariamente che crede che un uomo con la barba scenda dal cielo vestito di bianco e ti sussurri la verità all'orecchio, quindi smettiamola di attaccare queste "tesi" facilmente smontabili.

Dire che Dio esiste significa: Dire che la causa di tutte le cause è unica e non motleplice, quindi non è dipendente da null'altro all'unfuori di lei stessa e da essa tutto procede... tutto l'universo, tutto l'esistente, tutte le nostre emozioni, pensieri, desideri, paure e tutta la materia...


Dire che Dio non esiste significa: Dire che ogni evento ha una causa che non nasce da una causa comune, quindi vi sono una infinità di cause disgiunte in relazione fra loro senza un senso ne un motivo principale, che procedono secondo delle leggi senza un senso preciso ne obbligato, alcuni lo chiamano caos. comunque sensa un senso.

Solo dopo e se, avere percepito dio (se esiste) si possono vedere le sue caratteristiche e scoprirle, se lo si fa prima si stanno solo "immaginando teorie", che come tutte le teorie sono senza basi e smontabili.

Bisogna quindi smettere di cercare dimostrazioni razionali per l'una o l'altra tesi, non abbiamo ancora capito che non si può dimostrare ne l'una ne l'altra?
La dimostrazione infatti (di una o altra) dovrebbe essere fatta senza presupposizioni, senza assiomi ne postulati e senza prove dettate dall'esperienza o dal pensiero, dato che l'esperienza parla del passatoe il pensiero è senza basi definitive.


La Dimostrazione di un evento non potrà mai generare l'esistenza di un evento ne determinarne l'esistenza o dimostrarne l'esistenza...
Semmai l'esistenza dell'evento può essere o no osservata dall'uomo che può tentare A POSTERIORI, infinite approssimazioni nel descrivere l'evento e teorizzare su di esso, senza mai avere una teoria sull'essenza stessa dell'evento, sull'origine, radice ed ESISTENZA dell'evento. La teorià cioè (come ogni rappresentazione) non può cogliere nè imprigionare in maniera completa e definitiva nessun evento esistente di fatto. Ciò di cui si occupa sono solo le sue varie e possibili rappresentazioni. Ovvero un particolare e parziale prodotto del fatto o evento

Io penso di essere una persona estremamente realista e concreta, razionale (anche troppo) e molto dubbioso... la mia cultura universitaria è a livello di matematica, logica, psicologia ecc insomma esclusivamente conoscenze scientifiche, e sono stato sostenitore di un assenza di senso nell'universo fino a pochi anni fa.

E con l'aiuto del dubbio che sono arrivato a dire che Dio esiste. Non è che credo in dio. Credere è un fatto della mente e del pensiero, dio non è figlio dei nostri capricci e pensieri e idee. Ci si può arrivare solo avendo messo in discussione tutto, con l'intelligenza, ma veramente tutto, molto piu dei ferventi "credenti nell'ateismo" come io ero. Si deve prima essere stati atei per avere la consapevolezza di dio.

L'esistenza di Dio non nasce dalla religione ne da qualsiasi aggregato di uomini ne dal pensiero dell'uomo, quindi sparare a zero su tutto indistintamente crea solo scompiglio... Indagare su Dio non è come indagare sulle scritture o sulle religioni, dottrine o insegnamenti...

per capire la mia visione rispetto alla tua io dico, se si vuole vedere con chiarezza quello che c'è (ad esempio scoprire l'origine) bisogna ancora e ancora mettere in discussione, ovvero anche la tua visione (senza offesa) contiene delle supposizioni non dimostrate, smontare ancora tutto.. tu dici, che sei nichilista e vuoi una chiarezza oltre le opinioni e le credenze, io dico: ancora di più e di più, quella è l'unica strada.

Quindi per capirci rispetto alal responsabilità: avere la percezione di dio significa avere il massimo di tutte le responsabilità oppure per dirlo in termini miei: solo quando si percepisce con chiarezza l'origine si inizia ad essere evramente responsabili, non prima.

Mettere in discussione tutto ma proprio tutto, anche le idee che abbiamo sullo spazio e sul tempo, sulla causa effetto, sull'origine degli eventi, sulla posizione dell'osservatore nelle nostre rappresentazioni e teorie della realtà ecc...

Quindi per come la vedo io qualsiasi ideologia, credo (anche l'essere materialista o nichilista o romanista o fascista), religione, eccetera allontana dalla lettura oggettiva della realtà e quindi anche del fondamento della realtà: Dio.

Un contatto con Dio Si può avere esclusivamente se si è liberi da religioni e anche da tutti i fraintesi dovuti al proprio pensiero.
Si, credere in Dio significa credere in una causa unica, che è causa di tutte le cause da cui tutto procede...

Chiarito questo, Alcune deduzioni logiche sono abbastanza immediate come ad esempio che se la causa è unica e tutto deriva da essa, allora lei non deriva da nessun'altra cosa, nulla la precede e quindi Dio non è subordinato a nulla, quindi Se esiste una causa unica è LIBERA da qualsiasi altra cosa.

Poi ad esempio.. se causa tutte le cose, gli eventi, i modi e le caratteristiche di tutto, allora ogni evento e caratteristica è riconducibile e inclusa nell'essenza in Dio... Quindi anche tutta la natura, tutta la materia, e poi tutte le nostre emozioni hanno origine da dio, tutta la nostra intelligenza, tutte le nostre percezioni e sensazioni, tutte le nostre idee e pensieri eccetera... da Qui se ne deduce che tutta l'intelligenza di tutti gli uomini di tutte le ere (perchè ovviamente anche il tempo e lo spazio, se esiste una causa originale devono avere radice in Dio), l'intelligenza di tutti gli uomini, animali e piante in tutte le sue forme, deve avere radice in Dio, se ne deduce che dio è ha la facoltà dell'INTELLIGENZA e della PERCEZIONE(se almeno un essere ha una facoltà, allora deriva da dio e la ha anche dio).

Ancora, l'energia (di tutti i tipi) relativa ad ogni possibile evento deve essere causata e riconducibile da un energia originale che è Dio, tutte le energie cinetiche energie potenziali, elettromagnetiche, nucleari, tutta l'energia della natura dei buchi neri, nascita di stelle, terremoti, vulcani e tutta l'energia per cui si muovono le creature animate e inanimate deve nascere e essere prodotta da Dio, quindi DIO è PIENO DI ENERGIA PROPOSITIVA, non è passivo dio AGISCE.

e cosi via, è già molto dire che se esiste una causa unica tale causa è LIBERA DI AGIRE CON IMMENSA ENERGIA E INTELLIGENZA E PERCEPENDO L'UNIVERSO e L'ORIGINE DEL TEMPO.

..ma ti assicuro (ma non credermi sulla parola) che altre carateristiche sono veramente al di fuori dell'immaginabile, se ad esempio dio è buono o cattivo è difficili da discernere, oppure se porta un messaggio o no è difficilissimo e capire quale messaggio ancora di più, se il massimo della intelligenza (DIO) reca in se un senso oppure no, se dio è o no amore, oppure come è fatta l'origine delle emozioni o l'origine dello Spazio/tempo (stiamo parlando di una "cosa" intelligente e che sa di esistere e che ha energia e che fa le cose) sono cose impossibili da immaginare.

TU DICI: "Ti posso dire una cosa, non me ne importa niente. Se queste basi che ho, se la ragione mente sempre e neanche i sentimenti mi possono guidare al 100%, ma come sempre deviare a quello che ai miei costrutti mentali è "più comodo", sono le uniche che ho, perché rinnegarle?
Sono io, ed è il mio modo di percepire il mondo, non sento una causa unica, nessun movimento regolare, ma vedo solo il caos, e quindi questa è la Verità."

Bravissimo, è l'unica strada, penso sei una delle pochissime persone che conosco che da allo stato di "non chiarezza e confusione" dell'uomo queste caratteristiche.. non devi rinnegarle ed è impossibile farlo, se tu vedi cosi il mondo tale "vision" esiste, quindi è un pezzo di verità, non va sostituita o migliorata, e non potrà mai essere rinnegata. Se la rinneghi (cercando altre credenze) in realtà vuoi sostituire un fatto (ciò che pensi ora) con un idea o ideologia, una menzogna cioè.
Tutto ciò che si può fare è vedere meglio altre cose (o più precisamente, vedere meglio altri "falsi"). La realtà può essere letta in moltissime maniere e tutti questi modi di leggerla esistono di fatto, anche i modi che leggono la realtà in maniera incompleta esistono come fatti definitivi della realtà. La realtà è fatta di infiniti "posti" da dove la si può leggere (io la leggo diversamente da come la leggevo a 3 anni che leggevo diversamente da come la legge un pipistrello), e con l'intelligenza ed il dubbio si possono smontare i presupposti e i falsi e una volta chiarito un dubbio, ci si ritrova in un altro "posto" a leggere, (perchè il dubbio precedente è sparito), è un continuo fare passi in dietro saltando da letture diverse. Vi è un solo posto dove si legge la realtà oggettivamente, ovvero con chiarezza. Ma tutti i posti ESISTONO di fatto, e sono pezzi di realtà, quindi tu sei in un punto con tutte le qualità di quel punto.
Nel punto in cui sei è obbligatorio (utilizzando l'intelligenza) che tu non pensi che esista una causa comune, come tutti quelli che stanno o che nel corso dei millenni sono stai in quel punto, è una cosa naturale, ovvia e definitiva, non vi è altra possibilità e sono contento che non la rinneghi pur lasciando in te la porta aperta all'indagine e al dubbio. E' giusto che non vedi una causa unica, e ti dirò di più: qualsiasi persona che ti dirà che esiste una causa unica non te lo potrà dimostrare. Nel punto in cui sei tu il dimostrare o no qualcosa ha un alto valore, che andrà (se ti andrà) messo anche esso in discussione e capiti esattamente i limiti e le utilità del processo del dimostrare.
Sono d'accordo con il fatto che si dovrebbero cercare le cause di tutto, a 360 gradi e in tutti i campi e a tutti i livelli, per capire e vedere cosa "è" veramente la cosa che si sta indagando. Tutto deve essere messo in discussione. Non esiste un punto per l'uomo dove il dubbio è assente. In quasi tutti i modi di leggere la realtà però non vi è la consapevolezza completa che non vi è uscita o scappatoia. Il pensiero degli uomini, anche nelle sue rappresentazioni della realtà più varie, cerca sempre una uscita, un miglioramento. Non è consapevole definitivamente che è nel campo del dubbio, invece dice: Si sono confuso ma... Si sono confuso però.. si sono confuso e "cerca", si sono confuso e vuole cambiare, migliorare... è in atività non è fermo nella consapevoleza che in nessun punto troverà chiarezza...
Vi è invece (per l'uomo) un punto massimo di intelligenza dove non vi è ASSENZA DI DUBBIO, non vi è nemmeno una remota possibilità di assenza o carenza di dubbio in nessun punto ancora da vedere. il campo è pieno uniformemente di dubio. Solo in quel punto preciso nessuna alternativa è possibile, nessun movimento verso una ricerca del "certo", in quel punto l'intelligenza fa chiarezza in ogni angolo dell'uomo e vede che non vi è nessun posto dove poter "cercare", quindi il pensiero naturalmente non ha motivo di agire, non si può cercare un posto privo di paura, di ansia, di smarrimento, di dolore, e si è al centro di tutto ciò... Perchè quello è l'unico punto dove l'uomo può avere contatto con una prima cosa che sia effettiva, e ha questo contatto solo in assenza dell'attività della mente che si occupa delle idee.

Solo in quel preciso punto vi è la possibilità che qualcosa di "altro" venga... Quando la mente dell'uomo è vuota e non agisce in preda all'irrazionalità ma vede con chiarezza e con dubbio che nessuna azione ha senso (azione nel senso di primo istinto primordiale incoscio e del pensiero). In quel momento tutto cambia...
Ma non devi credere alle idee o alle favole affascinanti, dubita dubita, perchè io non sto dicendo di "immaginare" o "cercare" quel posto io ti sto dicendo che quel posto esiste se e solo se tu non "cerchi" e non "immagini", ovvero se dubiti.

Tu dici:"Per me non esiste un motore unico e non lo prendo come postulato, ma come conclusione a posteriori basata su quello che ho notato."

Io dico che nel campo del pensiero dell'uomo, si possono solo fare conclusioni a posteriori basate su quello che abbiamo notato. Cioè si può fare solo quello che tu sostieni. E questo processo ha dei limiti definiti. Se si vedono questi limiti si può capire che nessuna conclusione a posteriori basate su ciò che abbiamo notato potrà mai, definitivamente dirci qualcosa sull'origine del'evento in questione, sulla sua vera essenza e radice. Per una manciata di motivi:

1.Primo fra tutti che noi analizziamo il passato, analizziamo ciò che è già accaduto e quindi che abiamo già "riconosciuto" con la mente, ovvero qualche millisecondo dopo l'evento, noi raccogliamo cioè le tracce dell'evento e non stiamo indagando sull'evento reale.

2. Le conclusioni cercano di dare una legge su un campione definito e limitato di informazioni che abbiamo raccolto (ovvero l'esame di un evento in un lasso di tempo, ad esempo da quando siamo adulti fino a 1 secondo fa), e da questo non potremo mai e poi mai escludere che vi sia un nuovo elemento imprevisto dalla nosta legge che si verificherà fra 4 minuti, e che esula completamente da tutte le esperienze passate. Ovvero noi abbiamo una striscia di informazioni su un dato evento ad esempio per 40 anni, o per 4000 anni. Abbiamo quindi solo tracce passate dell'evento per un alsso di tempo definito, non sappiamo come si comporta l'evento in TUTTI I MOMENTI. Non abbiamo la completa chiarezza su tutti i parametri e anche sul tempo. E' come se noi seguendo le ultime 400 impronte di un uomo sulla sabbia avessimo la presunzione di dire quale direzione prenderanno le impronte fra 6 anni. Non potremmo mai capirne l'essenza che equivale a definire una legge che prevede l'evento in un determinato futuro con assoluta certezza.

3. Quello che abbiamo notato e che prendiamo in considerazioni nell'analisi (a posteriori, n.b.: l'analisi è fatta solo a posteriori, il presente si vive, solo il passato si può analizzare) non sono mai informazioni complete sull'evento, sono invece solo memorie di percezioni che abbiamo avuto, e le percezioni hanno innumerevoli limiti. Noi cioè non studiamo l'evento ma un numero di fotografie dell'evento, e queste foto non sono una cornice con l'eventi dentro, ma sono foto con una grana grossa, sono cioè delle rappresentazioni dell'evento. E quindi sono una traccia molto limitata e incompleta dell'evento.

Questi sono i 3 limiti fondamentali nel processo di concludere a posteriori ciò che si nota. Ognuno dei 3 lmiti implica che le nostre conclusioni sull'evento non potranno mai descrievre definitivamente cio che è l'evento nella sua completezza e con assoluta certezza. Noi questo non lo abbiamo. Il processo che utilizziamo è limitato e non può farci conoscere con chiarezza e senza margine di dubbio nessun evento analizzato.
Il pensiero dell'uomo non può spingersi oltre questo livello di precisione, può migliorare gli strumenti la ricerca e le sperimentazioni, le elaborazioni eccetera ma di base mai superare questi 3 limiti descritti. E quindi come tu sostieni è impossibile qualsiasi tipo di previsione se non approssimativa e senza garanzie ne margine di errori definiti con assoluta certezza. E tutto ciò che ne deriva e che tu descrivi nella teoria del caos è tutto ciò che il pensiero dell'uomo può dire, non si può spingere oltre. Sotto questo punto di vista, come dici tu la realtà è inconoscibile, ma presente.
Ma io chiedo: il pensiero dell'uomo è tutto? Questo tipo di conoscibilità così limitata è tutto? O c'è altro per l'uomo?

Va da se che se piove prendo l'ombrello per non bagnarmi e per andare in australia prendo l'aereo che è stato progettato basandosi su conoscenze delle leggi fisiche avute con il metodo della sperimentazione. Ma non stiamo discutendo di questo, stiamo discutendo se possiamo dimostrare una base definitiva per queste leggi o no, e non possiamo averla. infatti le leggi della fisica migliorano via via che passano gli anni e vengono sostitute con teorie sempre piu "integranti" che includono sempre più elementi e fattori. Ma non sono vere in assoluto e definitivamente, le applichiamo solo fino alla prossima scoperta e miglioramento.
Tu Domandi:"Il concetto è questo: "il mondo visto come un insieme di azioni/reazioni senza principio unico, può essere considerato proprio come un principio unico"

La domanda è molto interessante ed è quello che ti sto cercando di dire più volte quando uso le parole "questa tua lettura della realtà esiste effettivamente OGGETTIVAMENTE". Questo modo di vedere la realtà ESISTE nella realtà, DEFINTIVAMENTE, EFFETTIVAMENTE. Se riesci a capirmi è molto importante questo..
Perchè significa che hai un primo appiglio che è OGGETTIVO. C'è una palla che è il pensiero e da li non si esce, ma se veramente, veramente, definitivamente, effettivamente, completamente una persona capisce con tutto il suo essere che DA LI NON SI ESCE, da dove non si esce, come non si esce perchè non si esce... allora STA CONOSCENDO EFFETTIVAMENTE I LIMITI DELLA SFERA, sta toccando qualcosa di effettivo, e sarebbe veramente l'inizio di qualcosa di straordinario...
Questa sfera è sospesa nel nulla? Questo caos inconoscibile e indefinibile dal pensiero, tutta la struttura del pensiero soggettivo può essere capita, vista, percepita, determinata, compresa? Se tutta la struttura soggettiva del pensiero può essere vista con chiarezza effettiva, allora stiamo guardando con oggettività, senza lo strumento del pensiero (soggettivo). Abbiamo una prima chiarezza, un VERITA'. E dato che la verità fondamentale, come ogni evento esistente di fatto, non è mai separata da un'altra verità, allora avere un solo elemento effettivo significa averli tutti.
Se la lettura che abbiamo del pensiero è DEFINITVAMENTE SOGGETTIVA e si sentono i limiti si vede proprio la sua soggettività, dove cioè non può spingersi oltre e perchè.. allora... in quel momento.. si vedono i limiti oggettivi della palla.. allora si vede anche se la palla è sospesa nel nulla o se è immersa in un campo più grande... è un punto di limite e di passaggio... sarebbe molto importante scoprirlo...

Se invece diciamo io concludo che il pensiero è soggettivo perchè deduco che molti eventi non si possono ricondurre a qualcosa di definitivo... perchè ne ho una vaga idea, perchè la mia esperienza mi dice così, allora non sappiamo effettivamente cosa significa "soggettivo" non sappiamo con OGGETTIVITà e CHIAREZZA DEFINITIVA di cosa stiamo parlando no? Se stiamo cioè analizzando il pensiero con lo strumento stesso del pensiero che è soggettivo, allora non possiamo dire nulla di assoluto. Quindi le condizioni per l'uomo sono 2

1. Si è nel soggettivo, si pensa e si crede al pensiero e a tutte le sue rappresentazioni. Si può sostenere che "il pensierro è soggettivo" o che "il pensiero è oggettivo " e anche che "gli elefanti rosa volano". All'interno di questo punto, ogni cosa è senza basi non definitiva e non ha contenuto reale, nulla è dimostrabile e nulla di ciò che si dice lo si vede con chiarezza e definitivamente, quindi la punta massima di sicerità in questo campo è un "VERAMENTE SINCERAMENTE INTIMAMANTE CON TUTTO IL MIO ESSERE PROPRIO NON SO, HO DUBBIO E NON SO...", ogni altra ipotesi ha contenuto falso.

2. si vedono con oggettività e chiarezza i limiti del pensiero che è soggettivo, si vede quali sono, dove sono utili e dove no, e si vede il pensiero soggettivo in che campo è inserito... tutto ciò lo si guarda con chiarezza definitiva... non c'è soggettività...


Vorrei precisare la differenza fra movimento materiale del pensiero, e contenuto del pensiero.

1.Il movimento dle pensiero esiste come fatto reale e definitivo (differenze di potenziali, neurobiologia ecc fino al movimento del corpo che mette in atto un pensiero, muscoli facciali e tutto...). Ma attenzione, come ho detto più volte io sarei cauto a dire che "noi abbiamo diretto contatto e consapevolezza con un fatto", ovvero questo movimento rale che esiste, noi supponiamo che esiste, non ne abbiamo chiarezza definitiva e assoluta. Se avessimo una sola chiarezza assoluta e definitiva, la dovremmo avere fino alla sua piu vera essenza e fondamento, allora avremmo chiarezza su tutto e non avremmo nemmeno un dubbio ne confusione ne caos.

2. Il contenuto del pensiero, ovvero quello che pensiamo, non è reale mai. Se penso a me quando avevo 3 anni, quella è una immagine una memoria. Non ci sono le cellule del bambino che immagino avere 3 anni. Se penso a ciò che accadrà se non consegno in tempo un lavoro, non sto immaginando il reale, ma ho solo una idea, una foto, una rappresentazione. Se penso ad un asino che vola viola, le cellule dell'asino che vola non esistono nella materia non sono vive.

Ora, L'uomo si trova a gestire a prendere in considerazione solamente il contenuto del pensier, che non ha alcuna attinenza con alcun fatto reale e definitivo. Il movimento reale ed effettivo del pensiero è sconosciuto, come tuti i faytti reali (altrimenti avremmo visione chiara su tutto), Abbiamo idee teorie e opinioni su tuttom anche sul movimento dle pensiero, ma non abbiamo chiarezza e visione diretta.

TU DICI: "Secondo me chiamare soggettiva la realtà della nostra mente è una limitazione, perché essa deriva dalla realtà e ne fa parte in modo assoluto"

Ed è un punto estremamente interessante, però io domando: in che maniera tu ne sei consapevole che questo fatto è oggettivo in modo assoluto? Cioè anche se fosse vero che il pensiero è chiuso in una scatola che esiste effettivamente e oggettivamente, tu questo fatto lo percepisci direttamente con chiarezza senza confusione? Se così fosse, tu non avvresti piu nessun dubbio, solo chiarezza e percezione diretta su tutto, sapresti dire se l'origine delle cose è unica o molteplice e tutto il resto...
Se invece tu (l'uomo in genere) può solo arrivare a DEDURRE ciò che dici, a supporre, teorizzare, a organizzare in una sua idea le varie traccie che ha raccolto di ciò che ha conosciuto... Può dire che questa sua idea che si è formata è assoluta? un idea può mai essere assoluta e rappresentare la realtà definitvamente? (La realtà include anche tutto il tempo)... allora... sappiamo che tutto questo può essere rimesso in discussione e la parola "assolutamente certo" in questo campo, quello delle teorie non c'entra proprio...

Quindi in tutta onesta si deve un poco rimanere su questo punto e vedere: cosa conosciamo? cosa possiamo dire? puoi veramente dire che il pensiero (movimento del pensiero, e non contenuto) è assoluto e oggettivo? Senti veramente il contatto diretto con le pareti della scatola dove il pensiero agisce? allora conosci anche cosa è quella scatola, come è fatta che limiti ha e dove è collocata... Puoi veramente dire di avere chiarezza assoluta e definitiva su un solo fatto? E' molto importante questo punto. Io dico che non l'abbiamo, e che quindi possiamo solo rimanere nel "non so proprio nulla". e da li non ci si muove...

TU DICI: "So benissimo che non si potrà mai avere una visione chiara e perfettamente definita del totale"

Io non ho questa certezza, rimarrei nel dubbio e nel "non so". Quello che ho detto è che non possiamo avere chiarezza utilizzando il processo del pensiero, nel contenuto del pensiero non vi è nel presente e quindi mai, alcuna verità.

Sempre sulla stesso tema tu dici:"Avendo coscienza di questo Caos, difficilmente ci si porta ad una confusione duratura, infatti ad un evento anomalo nasce la curiosità verso un nuovo intreccio delle vie della natura"

Io dico che l'uomo (la rappresentazione non assoluta non definitiva incerta e non chiara) E' CONFUSIONE PRESENTE, CIOè ETERNA. Se non si ha una rappresentazione chiara assoluta e definitiva allora si è nella confusione, sempre e comunque, non a tratti, non piu o meno, ma sempre. Se non si ha un appiglio definitivo (e se ne avessimo uno solo di appiglio definitivo tirerebbe giù con se tutto il velo di maya) allora si è nella confusione, e non si può dire nulla di definitivo su nemmeno una cosa.

Tu dici:" Il pensiero soggettivo è l'unico modo che abbiamo per determinare il Caos che ci circonda"

Quindi non abbiamo nulla di nulla, miagoliamo nel buio... nulla di definitivo... la vera essenza del caos allo stato puro... non abbiamo nemmeno una chiarezza, nemmeno possiamo dire questo è il caos fatto definitivamente così... questa è l'essenza del caos. Perche se potevamo dire qualcosa di definitivo non era caos, ma ordine.

Tu dici:"perché noi siamo reale, siamo qua ed ora, e questo nostro essere è dentro la nostra testa, dannatamente reale, proprio come dici te"

Cosa conosciamo di reale? conosciamo qualcosa di effettivo riguardo qui e ora? Il contenuto del pensiero lo conosciamo bene ma quelle sono idee, memorie, conclusioni... Sui fatti reali su questo ipotetico e presunto movimento reale del pensiero nelal materia oppure su qualsiasi altro movimenti reale della materia sempre sullo stesso campo del reale abbiamo certezze? Partecipiamo direttamente alla materia e al reale? senza opinioni, idee, confronti, scelte, fraintesi, esperienze, partecipiamo completamente effettivamente? O stiamo solo "pensando" al reale?

Tu dici:"Se dentro la testa di una persona esiste un dio con la barba che lancia i fulmini, quel dio esiste anche nella realtà, perché condiziona le azioni della persona (ovviamente non lancia i fulmini :D) e quindi ha impatto sulla realtà, seguendo anche lo schema del caos."

Si certo le idee le imamgini le memorie conclusioni e tutto il contenuto del penseiro ci influenza, se io leggo su una lettera che mio figlio è morto in australia, mi coinvolgo e piango se credo la lettera vera, anche se poi scopro che la lettera era un dannato scherzo io ci ho pianto, quindi le immagini che avevo e che credevo vere nella mia mente mi hanno fatto piangere. certamente il nostro pensiero (il contrnuto) ci influenza. Il contenuto del pensiero è parte integrante del pensiero e si seprime nella materia. Non esisterebbe pensiero senza contenuto.
Le idee esistono di fatto nella realtà ma solo in quento idee pensate( ma noi non ne sappiamo nulla sulla realtà di fatto), MA I LORO CONTENUTI NO!!! L'uomo con la barba immaginato da molti, non ha massa, non ha peso, non viene coinvolto nella teoria della relatività, la sua materia non esiste proprio, non c'è nella realtà e nella materia. Se immagino un panino, quel panino immaginato non mi potrà salvare dal morire di fame, il panino reale si. Se immagino una tigre, non mi potrà sbranare (anche se potrò avere paura), una tigre reale invece può sbranarmi.

bene bene penso che stiamo iniziando a sgrossare le necessarie basi per capirci...
Io dico che le basi del caos sono smontabili ad un attenta riflessione e non sono definitive, come ogni base possibile è smontabile. Ovvero Avere qualsiasi base (tutte smontabili) significa vivere nel luogo del caos, del pensiero umano, dello smarrimento umano e incertezza, paura, conflitto, e visione incompleta, senza una soluzione definitiva, ma solo continui accomodamenti. Avere basi significa caos perchè le basi che si hanno in realtà non sono definitivamente accertate e assolute, sono solo idee provvisorie e smontabili. Avere basi significa avere certezze, assunti, postulati.

... in fondo sto sostenendo che... chi vede la realtà come una realtà "a pezzi", ovvero dove tutte le cause sono separate in via definitva e non causate da una causa originale (o legge universale), sta in realtà "non vedendo bene" e piu precisamente sta "presupponendo", ha cioè degli assunti... alcuni dei quali sono parte integrante del processo del pensiero umano.

Il pensiero umano esiste se e solo se vi sono una decina di assunti arbitrari e non verificabili...

Premesso che non prendo per vero ciò che è stato scritto o detto dato che non prendo vero a priori nemmeno il contenuto del mio stesso pensiero: voglio cioè mettere in discussione tutto, e sono pronto a rivedere tutto, anche i miei istinti e pensieri e figuriamoci se non metto in discussione chi mi risponde per citazioni invece di rispondere per se stesso e mettersi in gioco come tutti.

Anche se concezione comune..
Non è razionale supporre che Dio (se esiste) sia onnipotente, ne è dimostrabile. E' una questione che spesso ricorre nelle tue domande. Dio non può uscire da certi schemi.
Il futuro è incerto ma non si può muovere arbitrariamente, si muove entro certi schemi. Quindi è prevedibile.
Si può avere chiarezza sul tempo e quindi vedere contemporaneamente presente passato e futuro, se uno vede con chiarezza questi "schemi" vede tutto come una cosa ferma.
Ma alla fine questi "schemi" non sono affatto delle limitazioni, una limitazione esiste solo se vi è una volontà in conflitto con tali schemi, Ovvero Dio (se esistesse) non potrebbe essere affatto disgiunto da tali schemi...
La sua volontà non è quindi limitata nè imperfetta.
Io non penso affatto che tutto sia deciso e preordinato, ho infatti detto che il futuro è incerto, nella sua essenza piu vera, in fondamento è vermanete incerto.
Io dico che la realtà ha un certo "schema" ma noi possiamo vederla più o meno bene, noi possiamo saltare da uno schema all'altro, ma tutti gli schemi già esistono prima del salto.
Questo salto non si fa con la scelta, tutte le scelte sono sempre sullo stesso schema.
Ma questo non significa che non abbiamo responsabilità, noi abbiamo immensa responsabilità, ma non nel campo della "scelta". Ogni azione e scelta ha una sua reazione, quindi abiamo responsabilità di tutto, ma nel campo della scelta non si salta nessuno "schema" e alcuni problemi reali fondamentali non si risolvono con quellos trumento.
Insommma la mia visione è molto "in prima linea", per cambiare le cose ci vuole una sorta di "coraggio", ovvero essere liberi dalla paura e affrontare il nuovo...

Infine...
Tu dici:"Una cosa non capisco e sono anche molto curioso di sapere la risposta, quale altra forma di coscienza (a parte tutte le nostre percezioni sensoriali, schemi fallibili e reazioni istintive) possiamo avere secondo te?"

Io sostengo che noi non abbiamo nulla di chiaro e di assoluto, quindi descrivere una ulteriore immagine o idea fantasiosa o raffinata o teoricamente logica o affascinante, lasci il tempo che trovi. E va inserita nel contesto si tutte le altre storie e credenze che abbiamo, tutte soggettive e senza basi.

ad ogni modo...
Io dico che se si vede tutto il falso fino alla sua radice (e si può vedere, il falso non è infinito), possiamo toccare, percepire la sfera entro cui il pensiero gioca con le sue immagini. E in quel momento, per la prima volta capire cosa è il pensiero, cosa è la consapevolezza e la chiarezza...
E per la prima volta dire con effettiva certezza che il pensiero è soggettivo ( il contenuto) e quindi vederne il movimento reale per la prima volta liberi dalle idee. per la prima volta capire cosa è un idea e come è fatta, per la prima volta capire cosa è la libertà, cosa è il tempo eccetera.. tutto a catena..
Da quel primo appiglio tutto crolla e vi è un cambiamento. Una sorpresa. Si vede per la prima volta dove è il limite del pensiero e si vede epr la prima volta quali altri strumenti invece vengono da "fuori la sfera" del pensiero. Si vede ciò che è immaginato, e ciò che invece c'è di effettivo e viene da fuorim dal campo su cui la fera poggia...

Le parle hanno poca utilità perche in questa sfera ognuno se ne fa la sua idea, non ci mette cioòè il contenuto oggettivo, ma quello che deriva dalal sua esperienza.. ad ogni modo...

1L'intelligenza è fuori dal pensiero, nasce dal campo esterno ed è sia dentro che fuori.. la facoltà dell'intelligenza e di veder eil falso la possiamo usare per smontare i pensiero.

2La consapevolezza di esistere è fuori dal pensiero, ha un origine molto più lontana, non nasce dal pensiero.

3Le emopzioni hanno un origine al di fuori della sfera del pensiero, anche se in questo caso il pensiero (quello che crediamo vero) ci fa sentire più o meno minacciati a seconda di quello che ci immaginiamo, di cosa ci immaginiamo di essere, di cosa immaginiamo come minaccia eccetera, ma l'origine, l'esitenza delel emozioni è fuori. Il fatto che noi sentiamo minaccia, l'esistere di questo fatto, indipendentemente di quale sia ciò che immaginiamo come oggetto di minaccia. Quella sensazione è naturale, la natura la realtà cioè non vuole sentire minaccia.

4Il percepire è fuori dal pensiero, anche se noi poi interpretiamo ogni nostra percezione, L'esistenza e la facoltà dle percepire non nasce dal pensiero, e nemmeno dal nostro corpo...

e cosi via molte altre cose sono cioè oggettive, non nascono dal pensiero in origine, ne dal nostro corpo.
Questo significa, stranamente che queste 4 cose che ho elencato per esempio non sono causate dal nostro corpo e dal nostro cervello. Quando il nostro cospo viene schiacciato da una presa e ridotto in pappetta sottile, tutte le 4 cose (in origine) continuano ad ESSERE. la morte del corpo fuori dalla sfera ha un significato veramente relativo...

Ecco le belle storielle affascinanti... e il pericolo che portano con se, pericolo di essere attraenti, logiche e inattaccabili... Pericolo che vengano cercate, seguite, che vengano prese come credenza o ideologia... e che così perdano qualsiasi significato effettivo...