venerdì 21 novembre 2008

Pensiero e Istinto

equilibrio 

A volte ci trasporta un istinto anche se è contrario a ciò che pensiamo... Altre volte invece reprimiamo l'istinto e ci controlliamo secondo quello che pensiamo...

Comunemente si crede che si sia separazione fra l'istinto e i pensiero, ci dividiamo interiormente in "conscio" e "inconscio", "emozione" e "ragione", "desiderio" e "intelletto", "emotività" e "razionalità" e con mille altri nomi. E' un argomento molto importante perché questa separazione è alla base di gran parte del conflitto e dell'attrito, dell'accumulo di tensione e della violenza e quindi in esteso provoca molta sofferenza. Quando ad esempio abbiamo un istinto ma poi diciamo: Lo devo controllare, in futuro devo reagire diversamente, voglio migliorare e controllarmi perché mi è dannoso per questo o quel motivo, allora stiamo "leggendo" noi stessi senza accettarci liberamente, vorremmo cioè un istinto diverso da quello che abbiamo. Alla base possiamo controllarlo ma in realtà non stiamo facendo altro che continuare ad avere quell'istinto e poi, immediatamente dopo che ce ne rendiamo conto, sovrapporci strutture di controllo e limitazioni. La base non la tocchiamo, è sempre la stessa. Come mai? Questi due aspetti (istinti di base e pensieri riflessivi articolati e astratti) hanno radici, cause, basi, origini distinte? Oppure sono la lettura e riorganizzazione della stessa identica cosa con le stesse identiche modalità, stesse identiche potenzialità e possibilità?
 
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Il pensiero non nasce sempre e comunque da un istinto? Il motivo per cui inizia un indagine, per cui sei incuriosita per cui "cerchi", non è forse un istinto? Alla base non c'è una necessità di fondo? Il pensiero riflessivo è forse libero dal desiderio e dalle preferenze più inconsce? Oppure nasce sempre da una mancanza da alleviare? Non c'è, quindi all'inizio di ogni pensiero un desiderio? una necessità mentale? Quindi anche un pensiero riflessivo nasce sempre da un istinto non controllabile dalla volontà. Nasce dai processi mentali più diretti. D'altra parte un istinto, se visto e scomposto nei suoi mattoni elementari, non ha la stessa struttura di un pensiero altamente astratto e riflessivo?
 
Mano mano che riusciamo ad avere chiarezza e guardare più in profondità in noi stessi e scendiamo in livelli di coscienza più chiari, non accade forse sempre che ciò che è inferiore (ancora sconosciuto) lo chiamiamo ancora istinto e invece ciò che è ormai chiaro (e quindi è gestibile da ciò che consideriamo volontà) lo chiamiamo pensiero e ci riflettiamo sopra?
Non ci è mai capitato di avere risolto una trauma, un piccolo fastidio, o una dannosa abitudine, qualsiasi tipo di istinto, desiderio anche piccolo o leggero, e dopo averlo risolto, poi possiamo decidere e scegliere liberamente come comportarci su quell'argomento che prima era un automatismo che non si poteva toccare dalla volontà ma solo "controllare"? Dopo averlo risolto poi, a posteriori, con calma e chiarezza, senza più essere "presi" dall'istinto, non vediamo forse quell'istinto come un processo fatto di associazioni, reazioni, esperienza, immagini, e piccoli ragionamenti elementari proprio come un pensiero razionale e consapevole? A me capita spesso di vedere i miei processi mentali, prima ignoti e poi scomposti nei minimi dettagli. Se si fa luce l'istinto è fatto come un piccolo pensiero elementare: Nato con l'esperienza, ripetuto molte volte in passato e a cui ci si è abituati senza farci più caso.
 
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Quindi alla fine possiamo avere più o meno chiarezza, profondità, intelligenza nel vedere la struttura dei nostri istinti/pensieri. Più vi è chiarezza più si è liberi di agire. Meno chiarezza c'è e più siamo circondati da istinti e sovraccarichiamo la mente di controlli per agire su quegli istinti per avere azioni equilibrate. La mente piena di istinti in conflitto con il controllo non lavora al massimo delle sue potenzialità, non è libera, non è calma e cauta. Non è piena di energia. E’ una mente frettolosa e occupata e produce una vita superficiale e rapida. Piena di sofferenza e smarrimento, priva di un significato profondo.

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