giovedì 16 aprile 2009

Cosa è l' Editto Bulgaro?

DI MARCO CANESTRARI

Da una breve ricerca in rete, alcuni cenni sul famoso "Editto Bulgaro"...

E' il 18 aprile del 2002 quando in una conferenza stampa a Sofia il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, dice che la nuova Rai dovrà fare a meno di Enzo Biagi e con lui anche di Michele Santoro e Daniele Luttazzi. E' quello che presto viene chiamato "l'editto bulgaro", e che segna gli ultimi anni di vita del giornalista ma anche una pagina non ancora conclusa dello scontro politico del paese. Nel mirino del premier cade quello che chiama "l'uso criminoso" della tv pubblica e che a suo avviso non si dovrà ripetere.



Nella dichiarazione, Berlusconi denunciò quello che, a suo dire, era stato un «uso criminoso» della tv pubblica da parte dei giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro e dell'autore satirico Daniele Luttazzi, affermando successivamente che sarebbe stato «un preciso dovere della nuova dirigenza» RAI non permettere più il ripetersi di tali eventi.

L'affermazione venne interpretata dall'opposizione e da una parte dell'opinione pubblica, come un auspicio per l'allontanamento dei tre dalla RAI:i tre dopo poco non lavoreranno più nella RAI alla quale solo Santoro e Biagi hanno fatto ritorno a diversi anni di distanza e dopo sentenze giudiziarie a loro favore (Luttazzi è riapparso in RAI solo per una intervista invitato da Enzo Biagi nel suo ultimo programma televisivo RT).



La dichiarazione originale fu:
« L'uso che Biagi, come si chiama quell'altro...? Santoro, ma l'altro... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »



Biagi decise di replicare la sera stessa dell'editto nella puntata de Il Fatto, dichiarando[8]

« Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? [...] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri [...]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto - dia un'occhiata - nella Costituzione. Lavoro qui in RAI dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto [...]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci. »



Alla conclusione dell’ottava stagione i bilanci del Fatto sono ottimi. Il programma di Biagi si presenta nuovamente come uno dei più forti nel palinsesto RAI, come negli otto anni precedenti di messa in onda: per 111 giornate Il Fatto è stato il programma più seguito della Rai, con 168 puntate totali. Biagi si accomiata da tutti quei milioni di fedeli telespettatori nello stile e la sobrietà che gli sono sempre stati propri: «Ci congediamo da voi con l'augurio di giorni sereni per voi e per il nostro Paese».



Il 26 settembre 2002 viene recapitata a casa Biagi una raccomandata con ricevuta di ritorno da parte della direzione generale della Rai. Dopo 41 anni di lavoro in Rai, il contratto di Biagi viene disdetto. Ricorderà Biagi: «La disdetta che mi ha dato il dottor Saccà me l’ha data con ricevuta di ritorno, che è la cosa che mi offende di più. Io sono stato licenziato con ricevuta di ritorno». È la conclusione di una vicenda iniziata molto prima, nelle settimane e nei mesi precedenti alle politiche del 2001.



In un paese non abituato a scandalizzarsi per l’anomalia tutta italiana del conflitto di interessi accade che venga additato, invece, come “anomalo” un giornalista che cerca di fare il proprio mestiere. In un paese assuefatto a un flusso massmediatico tutto uguale, in cui la tragedia di una popolazione diviene celebrazione senza se e senza ma della capacità di intervento del Governo, se si alza una voce fuori dal coro a porre interrogativi si rischia quasi di accusarla di vilipendio. E basta uno starnuto di disapprovazione del premier perché parta un’inchiesta interna della RAI sulla trasmissione televisiva “Annozero” e sul suo conduttore, Michele Santoro, reo di giornalismo “indecente”. A sette anni di distanza dal primo editto bulgaro la storia sembra ripetersi, con buona pace per la libertà d’informazione.



E non stiamo discutendo se ci piace o no Santoro come giornalista, o se una vignetta di Vauro qualcuno la senti come di cattivo gusto e qualcuno no... Queste questioni fondamentali non si trattano come da Maria De Filippi, a noi non interessa fare chiacchiere da salotto sui nostri gusti personali...
Stiamo discutendo su questo fatto: è possibile in Italia che (anche una minoranza) delle fonti mediatiche faccia qualcosa contro la campagna di Berlusconi senza che venga additato come comunista, indecente o criminoso? Senza che i capi di quel giornalista gli faccino una lavata di capo o nei casi più eclatanti venga sospeso o perda rischi il posto?



In un Paese in cui i telegiornali fanno un’opera di disinformazione costante e volta al massimo guadagno dell'immagine delle aziende che rappresentano o in cui vi sono autorevoli tg nazionali che misurano lo share che gli procurano le trasmissioni sul terremoto, è condiviso invece in blocco il provvedimento preso nei confronti del vignettista Vauro, quello della sospensione per leso diritto di satira, e anche la puntata riparatrice cui ora viene costretto il conduttore Santoro.
Che il premier Berlusconi usi il terremoto per farsi uno spot elettorale è evidente, come dimostra anche il cdm straordinario che si terrà all’Aquila, ma che almeno questo non impedisca la libertà di satira e soprattutto d’informazione. Saremmo, in questo caso, ben oltre un nuovo “editto bulgaro”.



La censura scattata contro Vauro e l'ordine impartito a Michele Santoro di "riequilibrare" nella puntata di domani di Annozero quanto raccontato giovedì scorso nei servizi sul terremoto, sono un crimine contro la libertà di parola. In qualsiasi democrazia liberale idee e opinioni possono essere sempre espresse. L'unico limite è quello dettato dal codice penale: posso dire quello che voglio, ma non posso calunniare o diffamare chi critico.

Nessuno ad oggi è stato in grado non di affermare, ma nemmeno di ipotizzare, che Vauro o i giornalisti di Annozero abbiano commesso qualche reato o detto falsità occupandosi del sisma in Abruzzo. Molte, se non tutte, le domande sollevate durante la trasmissione sono anzi rimaste senza risposta.


L'articolo ti è piaciuto? dagli visibilità Cliccando su OK!!
.