mercoledì 22 luglio 2009

Rete Viva – Mobilis in Mobile

di Giovanni Pili

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Quando si parla di andare in internet si usa l'espressione "navigare", ed il motto del sommergibile del capitano Nemo era proprio "mobilis in mobile" che stava ad indicare la situazione prima del navigatore, il quale era in movimento dentro una cosa a sua volta in eterno movimento, nel mare come nella rete la situazione è la stessa. Tanto più è necessario non assumere un atteggiamento passivo di fronte a questa mobilità che è costituita dalla interattività, dalla partecipazione di ogni singolo utente della rete che codifica e decodifica, incamera input ed elabora output, tutto in un continuo movimento che pare inarrestabile. E lo sarà almeno per tutto questo nuovo secolo.

Rete Viva ha come scopo mettere in-coscienza quante più persone non solo delle proprie potenzialità nella rete, ma anche dell'influenza che le fonti alternative esercitano verso chi non accede a internet o se vi accede è solo per vincere la timidezza e trovare l'anima gemella, la quale probabilmente è del tuo stesso sesso anche se non lo sapevi prima di incontrarla di persona. Oppure ritrovi amici delle elementari che ti vantano sproporzionatamente e poi improvvisamente cominciano a chiederti un presto, ecc. Prendiamo per buono che gli aderenti al progetto di Rete Viva non rispondano a quest'ultima categoria e andiamo avanti.

Ci è stato fatto credere dai format televisivi che ad un valore corrisponde un cachet ed una certa punta di audience. Come se il valore si potesse misurare alla stregua delle fette di fontina o di prosciutto che acquistiamo al market. Niente di più falso. Le persone che stanno in televisione sono individui con capacità più o meno nella media, che hanno dietro una fila di persone meno fortunate che aspettano di sostituirle. Noi non ce ne accorgiamo perchè, come diceva Pasolini in tempi non sospetti, "la televisione impone dei messaggi ex cattedra" e come tale che si ascolti il reading di Dante fatto da Benigni, Baricco o Gassman; piuttosto che le pseudo teorie sociali di Tarricone, Corona o Rita Dalla Chiesa non fa alcuna differenza ... si assiste sempre a discorsi dall'alto che non richiedono un feedback partecipativo, ma l'assimilazione o lo zapping da un'altra parte. Il problema è che a discapito di una più vasta offerta di canali e format, non esiste un'altra parte ... esiste solo omologazione, in definitiva esiste molta più originalità e creatività nelle pubblicità che ormai sono la televisione e i programmi sono loro in quanto tale degli intermezzi tra uno spot e l'altro. Più di due terzi dei lavoratori non usufruiscono in modo attivo e partecipativo alla rete internet, cosi la loro giornata di 24 ore si divide nei giorni lavorativi in otto ore di lavoro, otto di spot pubblicitari mischiati a informazione precaria e trasmissioni che offrono surrogati di emozioni a buon mercato e otto di sonno; nei giorni di pausa lavorativa alle otto ore di spot si sostituisce l'esecuzione degli ordini più o meno subliminali degli spot a comprare, a reggere la catena del consumo. A tal proposito vi suggerisco la visione di questo documentario: "La storia delle cose". Molto interessante, come base per cominciare a informarsi davvero.

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Chi accede alla rete internet e lo fa in modo attivo può usare social network come facebook per emanciparsi dalla cultura dominante controllata essenzialmente dalle multinazionali attraverso gli spot e i tg parziali. Esistono tanti altri social network, io in particolare, visto che parliamo di Rete Viva, mi occuperò in questo articolo della realtà di facebook. Questo sito offre molte potenzialità da usare a nostro vantaggio. Tutti gli iscritti a Rete Viva se intrecciano "amicizia" tra loro e essi stessi aprono un proprio gruppo tematico possono di fatto entrare nello spirito anarchico e comunitario che Rete Viva propone. Ognuno di noi può attraverso il messaggio diretto agli iscritti del proprio gruppo raccogliere le informazioni che ha e rielaborarle producendo nuovi input da discutere. Il legame telematico tra "amici" permette di avere nella propria home una sorta di "agenzia ansa" della comunità, inoltre i vari amici saranno iscritti contemporaneamente ognuno al gruppo tematico dell'altro, quelli più fidati saranno amministratori in diversi gruppi ecc. Il gruppo è il corpo dove singoli pezzi del puzzle si elaborano e vengono riproposti alla comunità. Attraverso le nostre bacheche possiamo raccogliere ciò che più ci colpisce e inserirlo nelle note e ricevere note da altri.

Non facciamo l'errore di pensare che siccome il nostro gruppo o blog non ha i milioni di ascolto dei vip televisivi non ha valore. "L'arte sfigura quando entra in una stanza dove ha un prezzo ma non un valore" diceva Jung. Il messaggio ex cattedra della televisione è un messaggio catastrofico per noi e per la gruppalità innata che ognuno di noi possiede, come insegna lo psicoanalista Bion. Tutto nei media è volto a spezzare i legami di questa gruppalità per lasciarci ognuno come un'isola a se stante, e il vuoto di legami viene sostituito dai surrogati di emozioni dei reality mentre la cultura e la storia del gruppo viene sostituita dalla informazione di regime. Sappiamo tutto delle amanti di Berlusconi o degli inciuci Di D'Alema ... ma non sappiamo niente di ciò che succede sotto casa. Lo trovate normale? E' normale che due volte in Lombardia delle donne sono state stuprate e chi poteva aiutarle vedendole è passato dritto senza far niente? E' normale che a Cagliari in una piazza affollatissima un uomo sia morto chiedendo aiuto totalmente inascoltato? Se non lo trovate normale è doveroso salvaguardare il legame e la gruppalità tra persone. Non si pensi di dover restare in internet, il che farebbe di noi dei meri giocatori di Play Station. Si resta uniti e mobili intellettualmente per quando arriveranno i tempi in cui non ci sarà tempo di pensare e si dovrà agire coi fatti e con le procedure sociali e comportamentali che avremo imparato durante le nostre attività.

Ricapitolando. Invito tutti i fratelli di Rete Viva a fare "amicizia" secondo il gergo dei social network per definire un legame generico, e di aprire blog o gruppi tematici, in modo da buttarci tutti quanti, senza timori -non c'è la maestra isterica che ci guarda- e dire la nostra. "La libertà è partecipazione", diceva Gaber, e non sbagliava! Se si rimane passivi ad ascoltare "quelli che scrivono bene" farete dei messaggi che ricevete la copia buffa e ridicola dei messaggi ex cattedra della tv, invece dobbiamo essere tutti spettatori e attori della rete.

Fonte: MBM

 

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