lunedì 31 agosto 2009

Libertà vuol dire saper scegliere

di sabrina mantini

planning-choice-among-multiple-roads_id267012_size350
La convinzione secondo la quale il concetto di libertà coinciderebbe con la possibilità di scelta è così diffusa da essere divenuta ormai idea dominante.

Ogni adulto può decidere abbastanza liberamente delle sue giornate, dunque – si pensa- è il padrone del suo destino. È possibile per lui decidere cosa fare, dove andare, cosa pensare. Possiede ogni facoltà, compresa quella di sbagliare. La libertà per la maggior parte degli uomini si riduce così ad una vasta gamma di possibilità di decisione e di azione, nella quale ci si orienta sulla base delle proprie inclinazioni, ovvero dei propri gusti, interessi e modi di pensare del momento. Queste inclinazioni non sono meditate, dunque non si fondano su basi profonde. È facile per enti o soggetti esterni guidare queste attitudini e modificarle. La pubblicità, i media, la propaganda, le strutture sociali, religiose o politiche hanno da sempre sviluppato e messo in atto sistemi di influenza e di condizionamento assai efficaci che danno al singolo l’illusione di poter scegliere tra miriadi di scelte indotte, diverse tra loro e rivestite a volte di una patina affascinante. Queste opzioni possiedono un unico, fondamentale, difetto: non sono fondate su valutazioni realmente autonome e dunque la loro libertà è apparente, effimera.

 
Saper scegliere, invece, presuppone ben altro: richiede senso critico, ovvero il possedere la capacità di saper distinguere e quella di conoscere sé stessi.
La libertà è difatti un concetto complesso che richiede la padronanza di varie competenze: poter scegliere è la base del percorso da effettuare per raggiungere la libertà, ma è base necessaria e non sufficiente; per essere liberi bisogna essere autonomi quindi saper scegliere. Ha il potere di fare della propria vita ciò che vuole chi é economicamente e fisicamente indipendente, non vincolato da nessuna religione né rallentato da alcun preconcetto, idea o influenza esterna dominante. La necessità che ci siano tutti questi prerequisiti sembrerebbe rendere il raggiungere la libertà un'illusione. L'essere libero è invero l’invidiabile ed privilegiata condizione di chi vive, agisce e pensa in piena autonomia, conoscendo perfettamente la finalità e le conseguenze delle proprie scelte. È una capacità di pensiero svicolato dalle influenze che si può raggiungere percorrendo un’unica strada: la conoscenza.

Esclusivamente la formazione e l'accrescimento del sapere rendono gli uomini e le donne esseri liberi. Per questo motivo non ci può essere libertà nell’ignoranza, né scelta democratica in un mondo ricco di soggetti incapaci di autonomia critica sottoposti a subdole e costanti influenze e pressioni. Lo studio che molti ritengono un mezzo utile soltanto a migliorare la propria condizione sociale o a tentare di conseguire una posizione che permetta di incrementare il proprio stipendio è in realtà strumento unico e indispensabile per raggiungere la propria condizione di piena e consapevole libertà. Non è l’uomo che agisce, quello che compra, quello che decide sulla base dei propri mutevoli ed suggestionabili impulsi a far avanzare la società. Come afferma Bruno Trentin nel libro "La libertà viene prima, la libertà come posta in gioco nel conflitto sociale" ogni uomo ha diritto alla formazione lungo tutto l'arco della vita - "Si tratta di un diritto di libertà perché non c'è libertà senza conoscenza e perché senza conoscenza non c'è soltanto una frattura insanabile nella società civile, ma ogni rapporto fra governanti e governati, a cominciare dai luoghi di lavoro, diventa oppressione e subalternità". La libertà vera viene prima di ogni cosa, prima anche del reddito sociale. Perché è l’uomo che pensa colui che non limitandosi al puro esistere fa progredire se stesso e la sua collettività.

 

L'articolo ti è piaciuto? dagli visibilità Cliccando su OK!!
.