mercoledì 9 settembre 2009

Sempre più Ricchi e più Dannati

di sergio lecca

coppertone

Sicuramente nessuno, volontariamente, condannerebbe la sua esistenza andando a vivere nelle vicinanze di una discarica di rifiuti umani, di una centrale nucleare o di un pozzo petrolifero.


Tempo fa, i contadini, andavano orgogliosi del letamaio presente nei pressi delle loro abitazioni, più era grande più dimostrava il benessere dei suoi abitanti. Persino le mosche erano viste come sinonimi d’abbondanza, perché dove c’erano insetti volanti c’era sostanza organica in decomposizione quindi fertilità e ricchezza. Oggi pero il nostro problema non e più la sostanza organica, che ha un ciclo relativamente breve per tornare ad essere sostanza vitale, ma le materie sintetiche prodotte, consumate e scartate dal nostro sistema industriale che hanno tempi di degrado enormi rispetto alla velocità di produzione.

 
Ognuno di noi si porta appresso l’inquinamento, che il nostro vivere sopra l’economia della natura comporta, al ritorno dalle vacanze dovremmo domandarci dove abbiamo lasciato le nostre tracce che probabilmente dureranno qualche secolo. Non c’è luogo di villeggiatura dove fuggire o astenerci dall’inquinamento, se non rinunciando a possedere e usare gli strumenti che la vita moderna ci mette a disposizione con troppa facilità.
Tutto questo perché? La qualità della nostra vita sembra capovolta, invece di riposare, rimanendo fermi all’ombra o passeggiando in luoghi conosciuti, sopportiamo viaggi di chilometri dentro scatole di ferro arroventate. Andiamo al mare a prendere il sole e ci spogliamo anziché coprirci come fanno i beduini del deserto. Inevitabilmente il sole ci brucia perciò spalmiamo il corpo, con costosissime creme che impediscono alla luce di colpire la pelle, per questo non riusciamo a sintetizzare naturalmente la vitamina D, che dovrebbe proteggerci dall’osteoporosi. Se qualcuno, armato fino ai denti, ci obbligasse, pena la morte, ad una tortura del genere certamente qualcuno, senza speranza, preferirebbe morire subito anziché dopo un tormento cosi prolungato.

 
Quest’anno, ci dicono le statistiche, che la stagione estiva che sta per concludersi ha visto meno turismo, meno quell’inestricabile brulichio nelle spiagge, meno ingorghi nelle strade, meno presenze nei luoghi di villeggiatura di massa.

Segno di ravvedimento? Presa di coscienza che il riposo non coincide con scapicolli forzati in autostrada? Forse, come ci dicono altre statistiche, dipende dai prezzi delle cose, che merito o no dell’euro, s’innalzano rendendoci più poveri. Felici o infelici questo si dipende dalla coscienza di ciascuno.