giovedì 15 ottobre 2009

La Menzogna della “Scelta” Politica

di sabrina mantini

 democrazia-e-partecipazione

Vivendo in democrazia, ovvero in uno stato giuridico che mette il potere nelle mani del popolo, si potrebbe supporre che gli italiani abbiano la possibilità di scegliere una classe politica degna, valida, rappresentativa delle esigenze e i bisogni del cittadino comune. Si potrebbe supporre che il popolo avendo la possibilità di scegliere i suoi governanti sia padrone assoluto del suo destino, ma così non è.

Il “popolo”, cioè la gente comune, attraverso il suo diritto di voto, può esercitare il potere indirettamente. E qui risiede la menzogna. La sua scelta è obbligata, guidata e forzata. Scegliere i rappresentanti in Parlamento equivale a mettere un segno su un simbolo, cioè a optare per un partito, un’idea di base, un insieme di persone. Non è possibile per nessuno di noi eleggere un singolo, la persona meritevole, quella nella cui onestà o nelle cui idee noi crediamo. Possiamo soltanto, grazie alla legge Calderoli, votare per delle liste di candidati bloccate e predefinite, decise ed organizzate dall’alto. E all’interno di queste liste non abbiamo neanche la possibilità d'indicare preferenze. L'elezione dei parlamentari dipende quindi completamente dalle scelte e dalle graduatorie stabilite dai partiti.

L’infinita libertà che noi immaginiamo sia contenuta nella Democrazia si ridurrebbe dunque esclusivamente alla possibilità di scegliere un partito. Ma cos’è in realtà questa misteriosa entità politica a cui tutto il nostro sistema di potere sembra riferirsi? Non è altro che un'associazione tra persone accomunate da una comune visione su questioni fondamentali dello gestione dello Stato e della società. Ed è un’associazione spesso lontana dai bisogni reali delle persone, burocratica, poco valida, non radicata nel territorio.

E’ chiaro a questo punto che è questo e solo questo che nella democrazia italiana il cittadino può esprimere: la preferenza per una visione generica su alcune questioni fondamentali piuttosto che per un’altra. Gli è impedito di scegliere le personalità che andranno al potere, gli è impedito di votare per chiunque non sia inserito (e comodamente adagiato) nel sistema, gli è impedito perfino di modificare le graduatorie di voto prestabilite all’interno dei partiti. E’ questa libertà? E’ questa dunque democrazia? Il potere è stato sottratto alla gente. L’attuale sistema di scelta politica è limitante, soffocante, e serve soltanto a perpetuare un sistema chiuso in se stesso, nei suoi clientelismi e nei suoi privilegi. Se la scelta è circoscritta a “mangiare questa minestra” o a “saltare dalla finestra”, se cambiare il sistema è attualmente impossibile bisogna chiedersi perché continuiamo a chiamare il nostro stato democratico. Forse dovremmo smettere di lamentarci dell’indegnità della classe politica, probabilmente ci converrebbe cominciare a pretendere di ottenere davvero una reale e significativa possibilità di scelta.

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