lunedì 26 ottobre 2009

Sistema

di alessandro bono

 formichine

Sinceramente mi infastidiscono quelle persone che, messe di fronte ai fallimenti della società moderna, rispondono con un "è colpa del sistema" e, scrollando le spalle in modo rassegnato, pensano di aver messo un punto alla questione.

 
E' vero, il sistema è perverso, bacato, pieno di difetti, ma pensare che sia un'entità sulla quale non abbiamo influenza in grado, al contrario, di trasformare gli individui al punto da poterne fare ciò che vuole rendendoli di fatto automi senza cervello è un'assurdità, un altro modo per scaricare le responsabilità su qualcuno o qualcosa che sia al di fuori di noi ed evitare di fare i conti con la nostra coscienza.
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta del solito enigma insolubile, del classico circolo vizioso in cui si cade quando si cerca di stabilire se sia nato prima l'uovo o la gallina. E' il sistema che ci fa il lavaggio del cervello o siamo noi a dare vita alle diaboliche strutture sociali in cui ci troviamo a vivere?
Anche se sembra un indovinello a cui è impossibile rispondere basta fare una piccola riflessione per comprendere che, almeno in questo caso, è facile trovare il bandolo della matassa.

 
Ponetevi questa domanda: può esistere un "sistema" senza gli elementi individuali che lo compongono?
Mentre l'essere umano può vivere senza il sistema non è vero il contrario. E' un dato di fatto, se il genere umano sparisse scomparirebbero anche tutte le strutture sociali che esso ha costruito. Improvvisamente verrebbero meno i paesi, la scuola, la giustizia, la religione, la moneta. Che cos'è in fondo una nazione se non un'astrazione della mente umana? L'oggetto a cui ci riferiamo quando usiamo la parola "Italia" (o Europa, o Cristianesimo, o Dollaro) esiste realmente o è solo una proiezione astratta che il pensiero ha deciso di chiamare con tale nome?
Vedo tante persone sostenere che l'umanità si comporta così come la vediamo fare perché è stata condizionata ad acquisire comportamenti ed atteggiamenti che non le appartengono. Se così fosse, perché la gente che subisce questo "sopruso" non lo vive come una violenza? Perché le persone non alzano la testa e protestano contro un'imposizione che le porta ad agire contro quello che sarebbe il loro naturale modo di sentire?
Ci guardiamo allo specchio e pensiamo di vedere un altro individuo senza capire che il movimento dell'immagine che osserviamo è solo un riflesso del nostro. Ed ecco che la gente che manifesta per la libertà di informazione è la prime a non esercitare la libertà di informarsi.
Questa è la natura del sistema, si tratta di un'immagine, una proiezione di ciò che l'essere umano è. Krishnamurti diceva che noi siamo il mondo. Se nella società vediamo avidità, brutalità e volgarità è perché noi stessi siamo avidi, brutali, volgari.
Viene da sé che il sistema potrà cambiare solo quando cambieranno le persone che lo compongono.
Non esiste redenzione senza pentimento e non esiste pentimento senza umiltà. Nel voler attribuire la colpa delle atrocità che ci circondano a quelli che Auriti avrebbe chiamato "fantasmi giuridici" ci rifiutiamo di vedere e riconoscere le nostre responsabilità peccando, quindi, di superbia.
Non si può imporre all'essere umano qualcosa che sia contro la sua natura senza che questi ne soffra. Osservare il modo in cui la gente difende l'attuale sistema è un chiaro segno di quanto esso ne rifletta la profonda intimità.

 
Questo non vuol dire che siamo senza speranza. Se guardiamo tali comportamenti da vicino è possibile vedere come non siano fondati sulla ragione, ma su di elementi irrazionali. Nel momento in cui vengono osservati per ciò che sono, cioè azioni dettate da costrutti mentali assolutamente arbitrari, essi smettono semplicemente di esistere è diventa possibile mettere in pratica un cambiamento.
Era sempre Krishnamurti a dire che comprendere vuol dire trasformare ciò che è. Nel momento in cui ci si rende conto dell'illusorietà di un qualcosa che ci ha condizionato il cambiamento è già avvenuto, non è necessario nessuno sforzo ulteriore. Quello che emerge è che, sorprendentemente, la gente si sforza per non capire quando, in verità, l'intelligenza e la capacità di comprendere sono il risultato di una mente quieta, tranquilla, vuota. Solo quando il pensiero tace è possibile osservare un evento per ciò che è senza attribuirgli valenze illusorie che non hanno fondamento alcuno.
Io parlo di moneta eppure i soldi non mi interessano. E' vero, non ho particolari problemi, ma non sono ricco e probabilmente non lo sarò mai. Quando parlo del sistema monetario sto ponendo chi mi ascolta di fronte ad uno specchio. Sarà lui a dover capire che ciò che vede è solo il suo riflesso e la comprensione andrà dimostrata con le azioni e non con le parole. Queste infatti sono solo un ulteriore costrutto che a nulla serve se non viene sostenuto dalla volontà di agire.

 
Tale è la differenza tra conoscenza e consapevolezza: chi sa parla, chi è consapevole agisce.
Avete intenzione di continuare a parlar male dei banchieri o volete rimboccarvi le maniche? Come sempre nella vita, la scelta spetta solo a voi.

fonte: la truffa di matrix