lunedì 2 novembre 2009

Diciamo No al Nucleare

PERCHE?

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Ha un tremendo impatto Ambientale

Il 70% dell’energia francese è prodotta dalle centrali elettriche nucleari. Il 40% di tutta l’acqua consumata in Francia è utilizzata per raffreddare i reattori nucleari. L’acqua riscaldata, espulsa dal reattore, inquina laghi e fiumi, già pesantemente colpiti da riscaldamento globale. Per costruire una centrale occorre una quantità enorme di cemento e la produzione di cemento è tra le causa del riscaldamento globale. Per estrarre e lavorare l’uranio fino a ricavare l’uranio arricchito da utilizzare nelle centrali, si utilizza tantissima energia. I benefici dal punto di vista ambientale, potenzialmente positivi sono di gran lunga minori se si considerano tutti i fattori che prendono parte alla produzione dell’energia nucleare.
Occorrono 7 anni per progettare una centrale nucleare e occorrono altri 7 per costruirla e per produrre energia. Poi occorrono altri 7 per recuperare l’energia spesa per costruire la centrale stessa. Quindi occorrono 20/21 anni perché una centrale nucleare diventi uno strumento produttivo. Vent’anni è decisamente un tempo troppo lungo perché siano utilizzate come soluzione al cambiamento climatico visto che la maggior parte degli scienziati concorda nell’affermare che i prossimi 8/15 anni saranno gli anni cruciali.


Ha un costo assurdo

Oggi ci sono 439 centrali nucleari nel mondo ed esse forniscono solo il 5% di tutta l’energia che produciamo. Per contrastare il cambiamento climatico l’industria nucleare si propone di produrre 20% dell’energia. Vuol dire che dovremmo mettere in costruzione 3 centrali nucleari ogni 30 giorni, anno dopo anno, per 60 anni. Ogni azienda pubblica che desidera costruire una centrale nucleare dovrà assumersi la responsabilità di smaltire i rifiuti. Dovrà accollarsi il costo di cercare una compagnia assicurativa che assicuri il reattore contro possibili incidenti. Inoltre dovrà includere nelle bollette dell’elettricità non solo i costi di costruzione delle reattore ma anche di smantellamento quando sarà inutilizzabile. Negli Usa abbiamo scoperto che lo smantellamento della centrale nucleare costa più della sua costruzione.
Quando Margaret Thatcher spinse la Gran Bretagna verso la privatizzazione del settore pubblico, mise sul mercato tutte le centrali di proprietà che aveva: a carbone, a gas e nucleari. Le vendette tutte tranne quelle nucleari, non ci fu alcuna offerta. Erano centrali già costruite e già operative ma gli investitori sapendo che avrebbero dovuto accollarsi i costi per lo smaltimento dei rifiuti e i futuri costi di smantellamento, capirono che non era un valido investimento.


L'Uranio sta finendo

Secondo l’agenzia internazionale per l’energia atomica si esaurirà nelle centrali nucleari tra il 2025-2035. Secondo l’agenzia internazionale per l’energia atomica le riserve d’uranio conosciute si esauriranno nelle centrali nucleari tra il 2025 e il 2035 e potranno garantire materiale fissile a prezzi accettabili al massimo per i prossimi ottantacinque anni, ma solo se la domanda di uranio non crescerà. E' impossibile smaltire le scorie La rivoluzione della tecnologia nucleare è iniziata sessant’anni fa e non sappiamo ancora come trasportare e smaltire gli scarti nucleari. Oggi la maggior parte delle scorie è conservata vicino alle centrali, in attesa di una soluzione per lo smaltimento. I governi sostengono che le scorie vanno sepolte in siti sotterranei molto profondi ma a tutt’oggi non esiste alcun sito funzionante. Negli Usa, sono stati spesi 18 anni e 9 miliardi di dollari per costruire un tunnel, sotto la montagna Yucca, in cui depositare i rifiuti con l’idea che ci sarebbero rimasti per 10.000 anni. Questo tunnel non è ancora aperto e sta già crollando con 10.000 anni d’anticipo…


E' altissimo il rischio di disastri nucleari

Poi c’è il problema del terrorismo, dell’uso militare e quindi del rischio disastro atomico. Sappiamo che un solo incidente sarebbe devastante: Le attività agricole della zona di Chernobyl saranno possibili solo fra duecento anni. L’aria dove esplose reattore quattro della centrale di Chernobyl sarà sicura fra 20.000 anni

 


ALTERNATIVE AL PETROLIO NON LEGATE AL NUCLEARE

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LE ENERGIE RINNOVABILI
Ue: entro il 2020 il 33% dell’elettricità sarà prodotta da fonti rinnovabili. Ogni miliardo di dollari investito in centraline eoliche crea oltre 3000 posti di lavoro (più del triplo rispetto alle centrali a carbone a quelle nucleari).


Eolico
Tre dei 50 Stati dell’Usa, Kansas, Texas e North Dakota, hanno energia eolica potenziale a sufficienza per soddisfare l’intero fabbisogno energetico del paese. Senza nemmeno toccare le risorse eoliche degli altri 47 Stati.


Solare
L’Algeria prevede di sviluppare 6000 MW di energia solare e di esportarla verso l’Europa con cavi sottomarini. Hanno programmato ciò perché intendono continuare a esportare energia anche quando non ci sarà più petrolio. Il deserto algerino che ricopre gran parte dell’Algeria, ha un’energia solare potenziale, che, se sfruttata, potrebbe alimentare il mondo intero. L’energia solare che colpisce la terra in un’ora è sufficiente ad alimentare l’intera economia mondiale per un anno!


Geotermico
L’Indonesia a 500 vulcani di questi 131 attivi. Ciò significa che c’è un enorme potenziale di energia geotermica molto vicina alla superficie. L’Indonesia ha annunciato la pianificazione di impianti geotermici capace di produrre 6800 MW. Di questi 4000 saranno prodotti da Pertamina, la società petrolifera indonesiana. La produzione di petrolio in Indonesia ha raggiunto il picco. Le società petrolifere però, con le loro competenze di trivellazione, hanno sviluppato notevolmente le competenze in campo geotermico e sanno che l’Indonesia può sostenere l’intera economia del paese con il geotermico. In Islanda il 90% delle case riscaldato con energia geotermica.


L’Italia
L’Italia è uno dei pochi paesi che vanta la possibilità di sfruttare tutte queste energie rinnovabili a pieno. Cerca su internet un installatore di pannelli fotovoltaici/pale eoliche vicino alla tua zona e chiedi un preventivo. Con gli incentivi e i finanziamenti il costo iniziale è pari a 0, e con la vendita dell’energia prodotta e non consumata, la rata si paga da sola. Inoltre una volta ammortizzato il costo, comincerai a guadagnare dalla vendita dell’energia!


Energia in rete
In Europa si discute circa una super rete elettrica che vada dalla Norvegia all’Egitto, dal Marocco alla Siberia occidentale, che riunisca le risorse energetiche rinnovabili europee: le risorse eoliche dell’Europa nordoccidentale, le risorse solari dell’Europa meridionale del Nord Africa, le risorse geotermiche dei paesi come l’Italia la Turchia. Dobbiamo produrre energia come produciamo informazioni attraverso la rete. Creata da noi stessi, rinnovabile, distribuita e condivisibile. Questo è l’unico futuro possibile.

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Fonti: “Terra Reloaded”
Dalle parole di:
Joseph Eugene Stiglitz: Nobel per l’economia 2001
Michael Pollan: Professore di Giornalismo presso la University of California
Jeremy Rifkin: Economista, attivista e saggista
Lester Russell Brown: Autore di “Plane B 3.0”
Mathis Wackernagel: Direttore di Global Footprint Network
Wolfgang Sachs: Professore al Wuppertal Institute

 

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