lunedì 9 novembre 2009

Muri che Cadono (e muri che restano)

di anna mulattieri

Soldaten der Volkspolizei beim Errrichten der Mauer an der Sektorengrenze in der Sebastianstraße. Unter Aufsicht der Volkspolizei und der Nationalen Volksarmee (NVA) lässt die DDR-Regierung seit dem 13. August 1961 mitten durch Berlin eine Mauer bauen und riegelt damit den Ostsektor von den Westsektoren hermetisch ab. Durch die Mauer soll die 'Republikflucht' der DDR-Bürger verhindert werden. Die Zonengrenze zur Bundesrepublik wurde bereits seit 1952 auf ganzer Länge mit Stacheldraht und Minensperren abgeriegelt.

La sera del 9 novembre di vent’anni cadeva il Muro di Berlino: I cittadini di Berlino Est attraversavano pacificamente il Muro incontrando i cittadini di Berlino Ovest. Una frontiera di cemento e di filo spinato, lunga 166 Km per circa 4 metri di altezza, rimasta in piedi per 28 anni e che si poteva varcare soltanto a rischio della vita. Veniva sancita così la separazione tra i due blocchi contrapposti, sovietico ed occidentale, in lotta per la supremazia mondiale; Il Muro era il simbolo della Guerra Fredda e ha segnato una spaccatura destinata a perpetuarsi a lungo. Il suo crollo ha ridisegnato la storia, gli equilibri politici, le mappe geografiche e quelle culturali. Un evento di importanza straordinaria impresso nei ricordi di noi tutti, oggi abitanti di un Europa “unita e senza confini”.

Il paradosso principale di questi venti anni è che le barriere sono aumentate. E' quello che accade in zone di crisi, anche vicino a noi, come l'area balcanica che è divenuta simbolo di una società contemporanea che fa fatica a trovare soluzioni nella gestione della sua complessità, dove si trovano culture che si scontrano nello stesso ambiente. Si ha così la sensazione del sogno a volte tradito del superamento del mondo dei blocchi della guerra fredda.

ARCHIV - Arbeiter erhöhen die Sektorensperre an der Bernauer Straße in Berlin 1961. Fast Abend für Abend war es an diesem und anderen Mauerabschnitten zu Zwischenfällen gekommen. Am 13. August 1961 wurde die Mauer in Berlin gebaut. Foto: dpa (zu dpa-Serie Sechs Jahrzehnte vom 24.02.) nur s/w +++(c) dpa - Bildfunk+++

In questo senso possiamo parlare di una nuova epoca dove tutto ancora può essere confine, dai luoghi di culto alle bandiere e persino le memorie. I nuovi muri non sono una prerogativa balcanica, ma fanno parte della società del mondo cosiddetto democratico e dell’Europa stessa. Questi nuovi confini a volte sono materiali e rigidi, a volte immateriali ma forse ancora più difficili da superare. Sono i muri che dividono i popoli, quelli fra paesi ricchi e poveri, fra razze e tribù, fra cristiani, ebrei e musulmani. Tutte le relazioni sociali sono crisi e i conflitti sociali e relazionali si vivono fin dentro ai nostri condomini. Isolamento, paura e insicurezza fanno parte di uno stato di malessere del nostro modello di vita. Nelle nostre storie personali e familiari emergono le contraddizioni e i paradossi della nostra epoca: Fuori e dentro ai confini, cittadini o stranieri, inclusi o esclusi, a seconda del momento o del posto.

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Facciamo tesoro delle esperienze per arricchire la nostra cultura e il nostro percorso di vita collettivo. Abbattiamo questi muri e costruiamo al loro posto una convivenza con orizzonti di ampio respiro.

 

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