lunedì 14 dicembre 2009

Semplicità di Cuore

di j. Krishnamurti

390467939_7be51dc498

La semplicità di cuore è di gran lunga più importante e significativa della semplicità di possessi. Accontentarsi del poco è faccenda relativamente facile. Rinunciare alle comodità, o al vizio del fumo ed altre abitudini, non indica semplicità di cuore.

Cingersi i fianchi di un perizoma in un mondo avvezzo a indumenti, comodità e distrazioni non indica un essere libero. C'era un uomo che aveva rinunciato al mondo e alle sue usanze, ma desideri e passioni lo consumavano; aveva indossato la tunica del monaco, ma non conosceva pace. I suoi occhi cercavano di continuo qualche cosa e la sua mente era combattuta fra dubbi e speranze. Esternamente, vi disciplinate e rinunciate, stabilite la vostra linea di condotta, per filo e per segno, per raggiungere la meta. Misurate i progressi della vostra ascesa in base alle norme della virtù: come abbiate rinunciato a questo e a quello, come la vostra condotta sia controllata, quanto siate tollerante e gentile, e così via di questo passo. Avete imparato l'arte della concentrazione, e vi ritirate in una foresta, in un monastero o in una camera buia per meditare; passate i vostri giorni nella preghiera e nella vigilia. Esternamente avete reso la vostra vita semplice e grazie a questa pensosa e calcolata organizzazione sperate di aggiungere la beatitudine che non è di questo mondo.

 
Ma si giunge alla realtà attraverso sanzioni e controlli esterni? Sebbene la semplicità esteriore, la rinuncia alle comodità siano ovviamente necessarie, aprirà questo modo di essere la porta alla realtà? Essere volti alle comodità e al successo appesantisce la mente e il cuore, e ci deve essere libertà di viaggiare; ma perchè siamo tanto interessati a questo gesto esteriore? Perchè siamo così appassionatamente risoluti a dare un'espressione esteriore alla nostra intenzione? E' forse paura di illudersi, o di ciò che un altro potrebbe dire? Perchè desideriamo convincere noi stessi della nostra integrità? Non sta l'intero problema nel desiderio di essere certi, di essere convinti della nostra propria importanza nel divenire? Il desiderio di essere è il principio della complessità. Spinti dal desiderio sempre crescente di essere, internamente ed esteriormente, noi accumuliamo o rinunciamo, coltiviamo o neghiamo. Vedendo che il tempo rapisce ogni cosa, ci aggrappiamo a ciò che è senza tempo. Questa lotta per essere, positivamente o negativamente, attraverso l'attaccamento o il distacco, non può mai essere risolta da nessun gesto esteriore, da nessuna disciplina o pratica; ma la comprensione di questa lotta porterà, naturalmente e spontaneamente, alla libertà dell'accumulo esterno e interiore dei loro conflitti.

La realtà non si consegue attraverso il distacco; non è raggiungibile con nessun mezzo. Tutti i mezzi e tutti i fini sono una forma di attaccamento e devono cessare perchè la realtà sia.

L'articolo ti è piaciuto? dagli visibilità Cliccando su OK!!