lunedì 1 febbraio 2010

A Misura D’Uomo

di Jo


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Durante le feste natalizie ero a tavola con i parenti. Tra loro mia nonna raccontava aneddoti legati al suo passato... il modo di vivere, il sociale che avevano mi sembrava talmente tanto lontano da come siamo abituati noi oggi da figurarlo quasi alieno.

Noi esseri umani viviamo in una società che si è delineata nella sua forma odierna solo negli ultimi 50 anni. L'ultimo ventennio, poi, è quello che ha visto fissare alcune regole e schemi di vita che prima non esistevano. Questo sistema nel quale ci muoviamo sembra però esserci sfuggito di mano, non è più a misura d'uomo. Quanto, per esempio, l'invenzione del cellulare (invenzione utilissima, di cui non potremmo più fare a meno) ha accelerato i nostri ritmi? La velocità con cui viviamo è adeguata per l'essere umano così come è stato progettato dalla natura? Abbiamo fissato e codificato talmente tanti schemi vitali che non possiamo più disegnare un nostro progetto, ma siamo costretti a sceglierne uno tra quelli precostituiti. Siamo dunque vissuti dalla società stessa, una società che si autogoverna ed autoalimenta. Ma si tratta di una società cannibale, che mangia se stessa e che pian piano logora le proprie cellule: noi. Le sensazioni di costrizione, dovere, bisogno aleggiano dentro di noi. Continuamente aumenta la necessità di riuscire a trovare il modo per raggiungere un target, fissato dalla società stessa, che permetta di realizzare il modello vitale assegnato: arrivare a fine mese, primeggiare sugli altri, l'estinzione di un mutuo sono solo esempi di continui martellamenti sul nostro io che come tarli incessantemente rosicchiano le energie del nostro cervello tenendolo impegnato e mai a riposo. Una situazione che innalza il livello di stress. Sensazione di logorio. Non è una caso che l'era moderna sia contrassegnata dall'eccesso: gli uomini che sono imprigionati dai loro modelli eccedono quando hanno la possibilità di essere liberi, di sfogarsi. Sono avidi nella ricerca di quel momento in cui si sentono sollevati, ma devono essere estremi. Gli abusi di droghe e alcol dei ragazzi che tentano di dare unicità ad un sabato sera; i comportamenti di molti uomini potenti che pur avendo tutto hanno l'esigenza di cercare oltre; l'aumento delle patologie mentali; il crescere del numero di suicidi; il compimento di gesti folli.

A tutto ciò si può reagire? Di sicuro possiamo intervenire su noi stessi e rendere migliore la nostra esperienza di vita. Andiamoci a riprendere la nostra calma, cerchiamo la felicità e la serenità. Riportiamo nel nostro animo questo tipo di sensazioni. Farlo è più semplice di quanto non sembri, si può cominciare dal recupero di piccoli spazi da ritagliare per noi in cui liberarci dallo stress quotidiano. Ricavare del tempo per leggere un libro (spegnendo il televisore), per scaricare tensioni in palestra, per parlare con le persone care, passare un pomeriggio con il proprio partner, fare un passeggiata in centro o in un parco (non in un centro commerciale), sono attività che svagano la mente e ricaricano le nostre energie. Un altro ottimo antistress invece sembra essere la rottura della routine: quando vediamo che una cosa diventa troppo meccanizzata proviamo a cambiarla nelle sue sfumature come orari, percorsi da seguire per recarsi in un determinato luogo, cibi, ecc.., sono alcune piccole accortezze che daranno una rinfrescata all'umore facendo vivere un'azione quotidiana con l'entusiasmo di una "prima volta". Infrangendo piccole regole, inoltre, proveremo "l'euforia della marachella" magari semplicemente per non aver pulito casa proprio quando avevamo pensato di doverlo necessariamente fare. Per rigenerare il nostro io abbiamo bisogno di rallentare il ritmo e tornare a respirare senza affanno.

"Dopo aver tanto corso, un uomo dovette fermarsi per aspettare che la propria anima lo raggiungesse..." - Proverbio Himalayano

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