domenica 25 novembre 2012

Sulla Fine delle Guerre

DI MARCO CANESTRARI




In questo momento vengono uccisi degli uomini. Adesso sulla terra ci sono persone a cui vengono fatti scoppiare i crani con dei proiettili, che vengono colpite da bombe, che vengono fatte morire di sete, che sono bruciate vive... Sia ben chiaro, nessun animale deve essere ucciso, ma andiamo per gradi: distruggere i corpi degli esseri umani è un peccato enorme. Non c’è parola per spiegare quanto quest’azione è contraria all’intelligenza. Ci vogliono milioni di anni per permettere la formazione di una specie straordinaria come la nostra... e noi, senza cura, uccidiamo anche migliaia di uomini, donne e bambini nell'arco di una sola guerra. Una nazione che ha subito una guerra rappresenta un enorme passo indietro per l'umanità e produce una grandissima ondata di sofferenza che si propaga durante le generazioni successive. Essa crea disordine, spreca energie e rallenta l’evoluzione. Uccidersi non va bene. Non sente sicurezza nemmeno l’assassino. La persona che sta uccidendo, infatti, è insicura, smarrita, confusa, incompleta e ha bisogno di aiuto. L'uomo nel futuro possiederà, in maniera generalizzata, molte capacità superiori e questi problemi avranno soluzione... Ma che intelligenza vogliamo sviluppare se ci autodistruggiamo senza darci il tempo di capire il mondo?

FERMATE TUTTE LE ATTIVITÁ!

Non ha senso investire energie in nessun gioco mentale se non viene prima fermata l'uccisione volontaria di uomini, donne e bambini. Tutte le energie dell'umanità devono agire coordinatamente verso questo scopo primario. Mondo! É possibile rimanere in sicurezza senza dover uccidere nessuno... e deve essere fatto.

Osserviamo l’origine del problema: Noi riponiamo la nostra sicurezza e la radice del nostro stare bene o male emotivo in delle idee, non in dei fatti.Vediamolo con un esempio esplicativo: Se dei medici ci diagnosticano una malattia mortale noi attiviamo tutta una serie di meccanismi mentali scaturiti dalla paura, anche se, poi ci dicono che non era vero. Lo stesso accade se ci puntano una pistola scarica alla tempia fingendo di ucciderci. Noi abbiamo sofferto pensando all'eventualità della morte, anche se non c'era nessun pericolo effettivo. D'altra parte se noi camminiamo felici per strada e un cecchino ci spara colpendoci alla nuca da un kilometro di distanza, noi moriamo inconsapevoli senza provare alcuna paura. In un caso abbiamo paura della morte senza che ci sia il fatto concreto della morte e nemmeno la sua imminenza. Nell'altro caso invece non abbiamo paura, anche se c'è il fatto materiale della morte. Quindi è sempre solo l'attività di "pensare all'IDEA di morire" che ci fa soffrire e non il fatto materiale della morte stessa. Le due cose sono completamente distinte ma noi le confondiamo.

In generale, quando viene messo in discussione il nostro groviglio d’idee ci sentiamo insicuri: “La Mia macchina, la mia squadra del cuore, la mia casa”, “il mio nome”, “la mia posizione sociale e reputazione”, “la mia personale esperienza, le mie conclusioni e i miei modi di fare”, “la mia bellezza esteriore e interiore”, “i miei metodi e schemi e principi”, “le mie abitudini mentali”, “i miei progetti, le mia capacità e le mie opere”, “il mio ruolo”. Ci offendiamo se ci dicono stupidi, soffriamo se perde la nostra squadra del cuore, se pensiamo che ci rubino la nostra auto, se offendono la nostra categoria, il nostro lavoro, la nostra nazione, la nostra religione, il nostro cantante preferito, nostra moglie, le nostre attività, le nostre idee, i nostri modi di fare, i nostri ragionamenti e conclusioni, il nostro aspetto ecc.

Siamo dei principianti del piacere se investiamo tutto il nostro benessere in dei concetti invece che in dei fatti. Riponiamo la nostra profonda necessità di sicurezza in posti poco sicuri. Questi rifugi che ci creiamo sono capanne di paglia e la strada che scegliamo per raggiungerli è all’ombra della paura.

Impariamo a soddisfare meglio la nostra necessità di sicurezza
perché un mondo di persone insicure e sofferenti
non può che generare disordine e guerre.


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