mercoledì 23 gennaio 2013

Una Visione Incompleta Causa Insoddisfazione

DI MARCO CANESTRARI

Senza tregua corriamo da un posto all'altro e da un'azione all'altra per inseguire il piacere e mettere fine a questa sofferenza che sembra seguirci ad ogni passo.

Ci muoviamo da un rimedio all'altro, senza però risolvere mai l'origine della nostra sofferenza. Miriamo a trovare un bel lavoro, un buon compagno, ci affatichiamo per accumulare beni, denaro e affetti. Però, se le analizziamo bene, le soluzioni che troviamo per i nostri malesseri si rivelano del tutto insufficienti. Allora potrà mai esserci un'azione che ci renda eternamente felici? Un'azione che ci dia una sicurezza stabile e durevole? Come abbiamo analizzato precedentemente, noi non inseguiamo mai dei fatti reali, ma delle idee. La nostra paura ed il nostro piacere derivano dalle immagini che elaboriamo degli eventi della nostra vita, anziché dalle cose materiali. Ad esempio, proviamo piacere o dolore sognando o immaginando qualcosa che ora, nel presente, non esiste.

Pensiamo in fondo di poter risolvere i nostri problemi o le nostre sofferenze approssimativamente, anche se non vediamo con chiarezza chi siamo noi e qual'è la radice del nostro dolore. Ma è davvero così? Se io in profondità soffro perché ho paura di morire, questo mi porta molte altre paure: non avere una casa, essere povero, perdere il lavoro, litigare con il capo, ecc. Se io però vedo solo la superficie, ossia vedo solo la mia paura di perdere il lavoro, potrò mai essere veramente al sicuro? Potrò mai difendermi dalla paura della morte, se nemmeno ne ho coscienza? La risposta sembra essere molto chiara ed una volta visto tutto ciò è difficile continuare ad illuderci di poter risolvere il nostro dolore con un'analisi superficiale di noi stessi.

Non possiamo risolvere i nostri problemi se non siamo profondamente e completamente a contatto con la realtà. Il processo di immaginare, pensare o astrarre le realtà, che siamo abituati ad utilizzare, non ci ha mai aiutato e mai ci aiuterà a migliorare alcunché nella nostra vita. Pensare o immaginare l'oggetto della nostra felicità può soltanto servire a calmarci e darci piacere momentaneamente. Ma quando poi riapriremo gli occhi, saremo sempre di fronte allo sfacelo in cui abbiamo vissuto finora. Per un'analisi profonda e sincera è richiesto molto coraggio. Chi invece sceglie la paura, continuerà a vivere nel mondo delle favole, dove incoerenza e sofferenza si inseguono senza sosta.


Testo di Fauno Lami

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