giovedì 14 marzo 2013

Lo Sforzo Volontario Non Aiuta a Risolvere i Problemi Interiori

DI MARCO CANESTRARI


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La nostra volontà condiziona chiaramente le nostre azioni, le nostre decisioni e le nostre esperienze future. Ma siamo liberi di scegliere ciò che vogliamo e non vogliamo, di scegliere cosa desiderare e cosa invece respingere? 

È facile analizzare come tutte le nostre voglie, compresa quella di cambiare e di migliorare, provengano dall'esperienza. Decidiamo unicamente in base alle nostre memorie cosa inseguire e cosa fuggire. Ma se quindi tutte le nostre decisioni provengono dal nostro passato e dal nostro filtro soggettivo, come possiamo allora pensare di modificare il nostro modo di compiere le scelte proprio utilizzando l'esperienza?

Ciò che noi chiamiamo "io", ossia il filtro, la radice delle nostre decisioni soggettive, è soggetto a cambiamenti radicali? Con certezza possiamo affermare solamente che con il passare del tempo ci comportiamo diversamente e che le nostre paure e le nostre memorie mutano e cambiano forma. Questo si! Ma si tratta solamente di un piccolo aspetto di noi stessi. È il contenuto di un contenitore immutabile che noi, nonostante i mille cambiamenti, continuiamo a chiamare "io". Non ci sentiamo mai fuori da noi stessi, nonostante queste superficiali mutazioni. Ma allora dovremmo riuscire a trovare qualcosa che non cambi, qualcosa di costante, eppure tutto ciò che troviamo risulta precario e fuggevole e questa condizione di insicurezza ci rende fragili e sofferenti.

Si, noi stiamo soffrendo. È evidente e ad un occhio attento non può sfuggire l'enorme sofferenza dell'uomo. Sarebbe perciò disonesto affermare che siamo consapevoli di soffrire per delle idee o per delle astrazioni: quando ci sentiamo minacciati, noi abbiamo proprio paura di qualcosa che crediamo vero e pericoloso! E questa condizione di sofferenza è tangibile e dannosa per l'uomo. Così, non conoscendo nulla di meglio, tentiamo di modificare questa condizione con la volontà.

In effetti, guardandoci dentro possiamo dire di conoscere qualcosa oltre al pensiero? Fino ad oggi per millenni abbiamo accumulato tutta la conoscenza possibile. Abbiamo paragonato, messo in memoria e schedato quanto possibile. Ma che contatto diretto abbiamo con questa nostra "sensibilità"? Cosa ne sa il pensiero di un contatto diretto e senza filtri con la novità? Assolutamente nulla.

TESTO DI FAUNO LAMI



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