giovedì 23 maggio 2013

Il Pensiero Non Ha Potere

DA UNA LEZIONE DI MARCO CANESTRARI

Il pensiero non ha potere

…Gli disse allora Pilato: "Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?". Rispose Gesù: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto".

Oggi osserviamo che cos'é il potere.

Il potere é usualmente definito come la capacità di influenzare gli altri, utilizzarli per fargli fare o non fare quello che si vuole o non si vuole al fine di raggiungere i propri scopi: Ottenere privilegi, mangiare cose prelibate, andare in posti dove solo io posso andare, avere tutte le donne che voglio, avere tutto il denaro che voglio, avere tutti ai miei piedi, sentirmi sicuro, etc... detto in due parole, raggiungere "il piacere" (inteso come sollievo temporaneo alla condizione di sofferenza).

Il pensiero cerca il potere, dice: Io ho potere. Ma il potere é qualcosa che si può avere? Può essere di proprietà? Si può attribuire a chi lo esercita? Per capirlo proviamo a guardare nel concetto di gerarchia. Dall'ultimo gradino della scala del nostro immaginario di potere fino al più alto sembra che la caratteristica più comune che si possa trovare é la precarietà. Il Valvassore ha il potere che gli é stato dato dal Valvassino e questo può in qualsiasi momento togliergielo. Il Valvassino a sua volta dipende dal Vassallo, che non é nulla senza la benedizione del "Sire". Tutti dipendono da qualcuno che può in qualsiasi momento togliere o dare potere. E il Sire? Il livello ultimo della piramide? Ha questo il potere? Quello reale e definitivo? O anche lui é soggetto a precarietà? Il Sire, il Re, l'Imperatore, il Faraone, hanno tutti il potere che sembra esser definibile assoluto e l'hanno ereditato o conquistato, ma é veramente loro? Non é forse che l'organizzazione delle paure della società gli sta dando questo potere? Un Regno, un impero, una dittatura, sono tutte cose che possono venir rovesciate. La società può evolvere, organizzarsi meglio e dove prima c'era l'impero creare una repubblica. Così facendo il potere che prima aveva l'imperatore ora non é più nelle sue mani. Non era dunque lui che lo possedeva, gli era stato dato. Sembra dunque non esserci, in questa scala gerarchica, nessuno che ha il potere a prescindere da qualcuno che glielo da e può quindi toglierglielo. Il politico attuale funziona allo stesso modo, oggi è eletto/nominato e governa come un comandante, ordina, influenza e domani, che non prende abbastanza voti o tradisce la fiducia del leader, torna ad essere un comandato. Non é lui che ha potere, lui é un ingranaggio del meccanismo, una componente del motore, una parte della catena di montaggio. Le figure che di norma associamo al potere in realtà non hanno alcun potere se non quello che noi gli stiamo dando.

Potere vuol dire avere la libera facoltà di cambiare qualcosa
Proviamo ad immaginare un unico meccanismo che compone la società. Ognuno di noi é un ingranaggio di questo meccanismo, ognuno di noi é un pezzetto del macchinario. Il pensiero crede che le figure considerate "di potere" abbiano potere su questo macchinario, siano libere di fare qualsiasi cosa, di cambiare il corso degli eventi, modificare gli altri ingranaggi a proprio piacimento, di giocare con le proprie regole. In realtà non é così. Chi esercita potere (chi sente la necessità di ottenerlo) ha dentro di se un'enorme sofferenza, un vuoto profondo da colmare; non ci dorme la notte (non é un'esagerazione, i grandi leader dormono 3 ore a notte), deve impegnarsi a tempo pieno per trovare modi e oggetti ideali che allevino il suo dolore. Abbiamo già visto che la sofferenza é uno stato comune, una condizione persistente in cui si trova il pensiero e da cui esso scappa rifugiandosi in alleviamenti momentanei e che questa sofferenza deriva dalla "cassaforte" che ci portiamo sempre dietro identificabile con l'esperienza, che questa sofferenza é "la cassaforte". Se dunque il politico, o qualsiasi persona che cerca potere e lo esercita è succube di ciò che la sua cassaforte gli impone, vittima del continuo irrazionale tentativo di fuga dalla sofferenza, costui non è "libero". E' schiavo della sua sofferenza, della sua esperienza, della sua volontà, della sua cassaforte. Inoltre questo non ha affatto la capacità di cambiare l'ingranaggio, di cambiare gli schemi, di uscire dalle righe. Non é fuori dal macchinario, può solo far muovere gli ingranaggi del meccanismo in diversi modi (comunque tutti già previsti da chi ha progettato il meccanismo) ma non aggiungere, togliere o modificare uno di essi.

E come può dunque avere potere una persona che non sceglie cosa fare ne ha le capacità di cambiare realmente qualcosa? Se può solo giocare, ma non cambiare le regole del gioco, che potere ha costui? Il potere, se esiste, può solo essere quello di scegliere. Scegliere di togliere un pezzo dell'ingranaggio e cambiare completamente tutte le regole del gioco. Quando si compie un'azione così realmente libera, quando non c'é pensiero, non c'è Io e si é fuori dall'ingranaggio allora il potere c'è e si cambia ciò che si sceglie di cambiare, si crea, e se ne accorge tutto l'ingranaggio.


TESTO DI GIANPAOLO MARCUCCI

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