mercoledì 15 gennaio 2014

Ciò che mi Attira di più in un Uomo è la sua Mente

DI MARCO CANESTRARI
Humphrey-Bogart-and-Claire-Trevor-Dead-End-1937

Spesso sentiamo frasi tipo:

"Ciò che m'attira di più in un uomo è la sua mente. M'’innamoro di chi mi sfida, di chi stimola la mia curiosità, di chi mi spiega ciò che ancora non conosco. Un discorso intelligente, mi seduce e mi fa venire voglia di fare l’amore. Perché a volte c’è più intimità in un pensiero svestito, che non nell'unione di pelle. Il corpo e la mente non si separano mai, spesso anche quando ci si spoglia, non si è mai nudi veramente".

E' un pensiero tipico delle menti un po' superiori rispetto a quelle completamente materiali, ma è sempre pieno di imprecisioni. Presuppone il fatto che gli individui siano separati e ci siano diversi autori dei pensieri che provengono da corpi diversi, presuppone che l'intelligenza non sia una ma, abbia delle parti che non siano condivise, presuppone che l'ipotetico artefice del proprio pensiero individuale abbia il merito o la colpa di ciò che pensa e dei suoi comportamenti, del poema che scrive, del titolo che ha raggiunto, o del suo modo di vedere le cose. Presuppone una mancanza dentro se stessi e presuppone che questa mancanza verrà colmata almeno in parte dall'esterno, anche se non materiale, un esterno che produce pensieri intelligenti. Presuppone il Tempo, ovvero che il tempo per arrivare a questa ipotetica unione sia il tempo bello e che il tempo prima o poi passerà su di noi e ci farà morire, ovvero che il tempo sia un ulteriore fattore esterno a noi che dobbiamo subire. Presuppone l'inferno. Ma l'inferno non è qui, è solo immaginato. E' un errore, possiamo vedere meglio, solo quando vorremo.

Per rimanere sempre informato sulle Lezioni di Marco Canestrari iscriviti al nostro

L'articolo ti è piaciuto? dagli visibilità Cliccando su OK!!