venerdì 28 agosto 2015

I 3 Passi del Perdono

DI GIANPAOLO MARCUCCI


Come fare pace dopo un litigio? Vediamo insieme i 3 PASSI DEL PERDONO che ci condurranno a fare pace con noi stessi e così col mondo esterno.

- Ogni volta che litighiamo, noi pensiamo di essere nel giusto e che ci sia qualcosa nell’altro di sbagliato,di offensivo, di ingiusto, per questo lo accusiamo ed incolpiamo.

Tutto parte da un fastidio. Un nostro fastidio, da li si scatena la reazione a catena che ci porta alla discussione che sfocia spesso in litigio, o che volendo, se non abbiamo intenzione di ferire l’altro o investire energie in maniera poco costruttiva, possiamo anche fermare. Qualsiasi azione compiamo però, sia che litighiamo sia che se scegliamo di evitare il confronto, Il fastidio rimane, quello non riusciamo a fermalo. È li, presente e ci dice: è appena accaduta una cosa ingiusta, a me!

La tentazione è quella di ascoltare quella frase e buttare la colpa di questa ingiustizia, di questo fastidio, all’esterno. “E’ colpa tua che hai fatto/detto questo! Sei tu che sei egoista! Mi chiedi troppo, hai troppi bisogni! Che sicurezze mi dai se sei impaurito?”.

In sostanza facendo questo, stiamo tirando pugni e calci all’aria con lo scopo di far finire un dolore a noi interno. Se davvero vogliamo risolvere il fastidio, dobbiamo innanzitutto smettere di puntare il dito fuori dalla nostra mente.

Questa orribile causa scatenante, ciò che di un altro ci da fastidio (un’emozione, un pensiero, un atteggiamento, un comportamento), altri non è che la rappresentazione di un aspetto di noi che vogliamo allontanare, escludere, rifiutare, giudicare male. Un aspetto che al momento del fastidio non è al centro della nostra consapevolezza e che si manifesta di fronte a noi sottoforma di altra persona che si muove, parla, si emoziona e pensa.

Non è necessario illuminarsi per arrivare a tale livello di coscienza. Si può, una volta visto che il fastidio è interno a noi, smettere di guardare all’esterno come campo in cui trovare una potenziale soluzione e osservarsi dentro. Cosa ha scatenato il fastidio dentro di me?

Ogni volta che sentiamo un fastidio, stiamo giudicando negativamente e accusando una volontà, un’emozione, un atteggiamento, un pensiero, un comportamento. Questa attività, la facciamo partendo da una griglia di valori soggettiva in cui esiste il giusto e lo sbagliato. All’interno di questa griglia ci facciamo finire tutto quello di cui abbiamo esperienza: mangiare il gelato (giusto, buono), rubare la fidanzata (sbagliato, cattivo), pensare che domani uscirò con una ragazza che mi piace (giusto,buono), sentire paura e dolore (sbagliato, cattivo) e così via.

In questa griglia che adottiamo come filtro per interpretare la realtà ci finiscono così pensieri, emozioni e comportamenti che possiamo giudicare dal nostro punto di vista come buoni e giusti o sbagliati e cattivi.

Ci sentiamo al sicuro, o almeno pensiamo di esserlo, tuttavia non ci rendiamo conto che in questa griglia di giudizio, in cui metteremo tutta la percezione, ci finiranno anche i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre sensazioni ovvero che costruendo tale apparato di valutazione, stiamo letteralmente creando un percorso di trappole di colpa e dolore, e lo stiamo creando in casa nostra!

Quando nel profondo diciamo "è sbagliato accusare". Stiamo dicendo che tutte le volontà soggettive che accusano sono sbagliate, colpevoli e che è giusto punirle. E noi, al livello di consapevolezza dell’Ego, siamo una volontà soggettiva, siamo tra coloro che saranno giudicati dalla griglia creata! Abbiamo creato una bomba ad orologeria nel nostro cuore che aspetta solo di esplodere.

Quando sentiamo fastidio perché una persona profondamente impaurita e confusa, nel suo delirio, ci tratta secondo noi ingiustamente, non sentiamo dolore per l’atto in sé della persona, avvenuto nella materia, ma perché vediamo che quell’atto è una manifestazione della paura e della confusione e noi abbiamo deciso in precedenza che è sbagliato sentire paura e confusione, ogni volta che le sentiamo dentro le giudichiamo come sbagliate.

Se rifiutiamo e fuggiamo la paura e la confusione (o qualsiasi altro aspetto della reatà), il vederla negli altri ci mostrerà quanto ne siamo legati. Più la rifiutiamo e più, se siamo attenti, la vedremo ovunque e tale paura e la confusione che vedremo nelle persone, sarà proprio la nostra. Nella mente non è mai entrato qualcosa di esterno, non ci hanno mai iniettato un pensiero o un’emozione. La mente soggettiva una è bolla chiusa, tutto ciò che vi accade dipende solo dal suo interno.

Per fare pace con qualcuno allora, prima di tutto dobbiamo riconoscere che l’atto che ha scatenato la lite non è l’oggetto della disputa e che il fastidio che sentiamo e per cui vogliamo vendicarci è dovuto al rifiuto di una parte di noi che l’altro ci sta mostrando.

Da li possiamo compiere tre passi e andare verso una soluzione più solida e duratura dello sfogo di colpa.

1. Il primo passo dal nostro punto di vista è perdonare l’altro. Perdonando il nostro vicino confuso e pauroso eviteremo di aggiungere al fardello che già sentiamo, il peso della colpa di aver accusato una persona nell’atto di agire esattamente come stiamo agendo noi.

2. Allontaniamoci poi dalla situazione e restiamo in meditazione riguardo a ciò che è accaduto, magari nella natura, osservando quanto di intimo e profondo c’è nel fastidio che sentiamo.

3. Lavoriamo infine sull’accettare ed includere la parte di noi che abbiamo visto nell’altro e che volevamo con forza allontanare, cacciare via. Ascoltiamola, diamogli voce, è una vita che bussa alla nostra porta e noi non gli apriamo. Sentiamo che ha da dirci. Facendo questo potremo liberarci di un peso enorme, quel peso che la notte non ci faceva dormire, che ci faceva respirare affannosamente: il peso di non aver ascoltato noi stessi.

Le parte che stiamo rifiutando, che temiamo, a cui non apriamo mai, che non vogliamo ascoltare, è il nostro cuore e il dolore che sentiamo ogni volta che la rifiutiamo, non è dovuto ai movimenti della materia ma proprio a questo insensato, inutile ed impossibile tentativo di separazione.

"Non esiste nessun tipo di rete costruita per raccogliere le colpe in cui anche tu non rimanga impigliato. Non esiste nessun tipo di punizione da infliggere ai colpevoli in cui anche tu non rimanga ferito."          
(Marco Canestrari)