sabato 17 ottobre 2015

Non Smettere di Cercare

DI MARCO CANESTRARI


Non smettere di cercare, è impossibile.

Arrivati ad un certo punto del percorso di evoluzione spirituale si possono incontrare vari maestri che dicono di non stare più cercando niente, di non avere più domande né necessità, di non stare pensando né facendo alcuna attività con la mente e che non sarà il pensare a portarci al risveglio. La mente allora cerca di catturare l’idea dello stato della realtà non-duale, ne vede la logicità e la fa sua, così l’ego si occupa, si impegna e si fissa nell’idea di “non pensare, non cercare e non fare niente con la mente”, ripetendosi fra sé e sé che: “non c’è niente da cercare e nessuno che sta cercando”, perché: “la mente ed il conosciuto non potrà mai portarti nulla di buono e invece fermare il pensiero porta chiarezza”.

Tutto ciò è una attività mentale, è un continuo mantra psicologico : “devo non cercare, non cercare è bene”, che a volte ci portiamo dietro anche durante la meditazione, in cui è implicata la volontà di un certo qualcuno, un individuo, un personaggio, un ego che si sforzerebbe di mantenere un certo stato alla ricerca di un risultato auspicato, c’è un ego che cerca e che ha un motivo per cercare. In tale presa di posizione manteniamo viva l’idea dell’ego in quanto autore di questa scelta, che immagina sia personale e che presume “benefica”. Se siamo a questo livello, allora stiamo ancora cercando, stiamo cercando alla grande!

Non seguire la religione dello “smettere di cercare”, perché non è positivo, anzi è impossibile. Se un giorno ci sarà l’assenza della mente che cerca, ciò avverrà da solo e certamente non sarai tu a farlo accadere. Cercare di osservare i pensieri non è sbagliato, è naturale, è il naturale svolgimento di questo sogno ed è inevitabile finché ci siano pensieri non visti, ovvero finché tu immaginerai di essere un individuo. Fino al cosiddetto risveglio, e forse anche un po’ dopo, ci saranno i pensieri, e non è affatto sbagliato avere consapevolezza di ciò che c’è. Guardando i pensieri alla loro origine, vedrai che sono precedenti all’ego, vedrai cioè che essi non nascono dall’ego e nascono senza ego.

Vedrai anche che ogni pensiero parla dell’ego, lo descrive e lo implica, e scoprirai anche che non c’è niente altro che si possa chiamare ego che quella descrizione e implicazione fatta col pensiero. Potrai così vedere che tu non sei il personaggio descritto dalla storia del pensiero, tu sei ben altro. Cercare di non "cercare" o di non "fare attività di mente" significa confermare che tu abbia facoltà di volontà e intenzione ovvero confermare che esisti come personaggio della storia, che significa non vedere il pensiero precedente a te che ti sostiene perché ne sei ancora identificato. Cercare di non pensare é uno stallo che non fa vedere la chiara inesistenza dell'ego di cui tutti prima o poi dovremo esserne consapevoli. Cercare di vedere la tua origine il tuo vero sé, ciò che ti è vicino è inevitabile ed è meglio che guardare lontano, se quando guardi lontano non stai vedendo gli impliciti che ti porti dietro nel guardare. Infine il cercare si vedrà che è vano e che il pensiero non ha mai avuto importanza, ma non sarà l’ego ad arrivare a ciò.

Finché c’è mente e tempo e crediamo che il mondo sia fatto di persone allora ci sono pensieri non visti, e quello che non si è ancora visto è che noi non siamo tali pensieri e non siamo i personaggi di tali pensieri, né siamo l'autore di tali pensieri, né il modificatore di tali pensieri, né il controllore, né il giudicatore, né il copritore, né il rifiutatore di tali pensieri, non siamo l’impaurito da tali pensieri, né il ferito da tali pensieri e non possiamo agire su tali pensieri in nessuna maniera.

I pensieri vanno tutti bene, sei tu che non ci sei. Finché c’è mente e ricerca tutto ciò è ancora da vedere.

Amico mio, non smettere di cercare, non lo puoi fare, tutto avverrà esattamente come deve avvenire.