giovedì 16 aprile 2015

Le Mani di Dio - Esperienza Spirituale con Marco Canestrari

DI GIANPAOLO MARCUCCI


Ma cosa è successo oggi? Marco mi teneva le mani e mi diceva che era già tutto li, che dovevo solo sentirlo e non preoccuparmi di nulla.

M. “Mi dai il biglietto per volerti bene?”

Ho pianto oggi. 
Lui mi teneva la mano camminando e mi diceva che l’illuminazione c’era già. Che non dovevo fare nulla. L’illuminazione era già li.

“M. Guardala. Guardala. C’è Già”

Piano piano qualcosa è cambiato, tutto era in pace. Pochi minuti ed ero in un altro luogo della mente, molto più leggero. Lui mi teneva la mano e mi diceva “Svegliati”. Era come se stesse parlando qualcosa di diverso dal corpo di Marco, a qualcosa di diverso dal corpo di Gianpaolo, dalla mente di Gianpaolo. Ma torniamo un millennio indietro:

Ci troviamo a Villa Pamphilij, è una bella giornata e si sta avvicinando la sera, sento la camicia di lino che ho addosso un po’ leggera. Penso: “io ho qualche problema col freddo, stanno tutti in maglietta e nessuno si lamenta. Certo però, che pensiero superficiale, sono qui con Marco e gli altri, e penso al freddo.”
Questi giorni sono un po’ chiuso, ogni volta che usciamo e si lavora su di me vengono a galla questioni che mi fanno irrigidire. O meglio, io mi irrigidisco, le rifiuto, le vorrei diverse. Vorrei che la realtà fosse diversa, vorrei che quel senso di mancanza, quando mi guardo dentro enorme, quando vivo quotidianamente piccolo ma costante, finisse. Vorrei che tornasse tutto, che non ci fossero più fastidi, paure debolezze, vorrei raggiungere quel punto in cui tutto è perfettamente al suo posto e non manca nulla. Come quella volta, qui a villa, pochi mesi fa, quella volta in cui mi sono risvegliato dalla colpa.
Niente da fare. Oggi non mi trovo coi miei compagni e col mio maestro, sono altrove. Tutto ad un tratto Marco smette di parlare al gruppo e si volta verso di me. Non subito, prima mi abbraccia, poi mi prende le mani e inizia, guardandomi negli occhi, ogni tanto li chiude, lo prendo come un invito a chiuderli anche io e sentire dentro. Qualcosa di profondissimo e inspiegabile accade:

Marco. “Che differenza c’è tra me e te adesso?”
Gp. …
M. “Niente, nessuna differenza. Fine, finito. Che domanda ridicola no? Ah, i corpi! Voi guardate i corpi. Ragazzi ma niente nasce dal corpo.”
Gp. “Io guardo lo stato d’animo”
M. “O no tu non lo guardi. Tu lo desideri. Perché lo stato d’animo si può guardare? Io sono sicuro che non posso guardare gli stati d’animo. Chi è che li guarda scusa? Chi è che li cerca? Io no. Perché li cerchi? Io no. Dove li vado a cercare? Lontano? Andiamo a cercare gli stati d’animo?  Già c’erano! Chi è che li cerca? Chi è che li guarda? Già c’erano senza il bisogno di guardarli. Il nostro cuore c’è senza che noi lo guardiamo, senza che ci sia la mente. Adesso io ho il cuore ma non ho la mente. [Pausa]
Stati d’animo? Non ne ho mai sentito parlare. Nella memoria ne hanno parlato, ma a me che non sono tempo che mi importa? Gli stati dove stanno? Non li hanno creati gli stati.
Non è che ti sto imponendo qualcosa o insegnando qualcosa, non ci stanno, già di loro.
Io non sto scegliendo o controllando, non ho fatto nulla, già non ci sono. Dove stanno gli stati? Che significano gli stati? Una cosa che non sono io? Può esistere una cosa che non sono io stai dicendo? Può esistere una cosa senza che io ne abbia consapevolezza? Non l’ho mai vista una cosa senza essere consapevole di vederla.
Gli stati che sono? Una favola, apri il libro di Cappuccetto rosso e leggi: gli stati sono quando ieri eri così poi domani muori…”
Fauno. “Quando sei felice o triste”
M. “Ieri e domani però. Io non sono tempo, ora. Non ci possono essere stati diversi, non ci possono essere cose diverse.”
F. “Ora ce n’è uno.”
M. “Ora c’è una cosa, non uno stato. Sicuramente c’è una cosa, ma mica ci sono gli stati dentro questa cosa, altrimenti erano tante cose, diverse. La verità tu dici ha dentro tanti pezzi, tanti tempi tanti stadi tanti modi? Però comunque…O dio comunque che fatica fare questi ragionamenti che volete fare, come crearsi un drago finto e poi dover spiegare che non è vero. E’ più semplice, io vi vedo evidentemente accaniti nel voler dire che ci sono gli stati, nel voler dire che siamo diversi. Volete…”

Si rivolge a me.

M. “Tu vuoi dare retta a Gianpaolo sostanzialmente. Facci caso. Pensa quanto è potente. Tu vuoi dare retta a Gianpaolo, vuoi avere cura di Gianpaolo. 
Gp. “Si.”
M. “E quello è il problema o la soluzione? [Pausa]
Io non ho nessuna cura per Marco Canestrari adesso. Questo soggetto mitologico che viene raccontato. Come non ho cura per le favole di cappuccetto rosso. Ne ho cura se mi servono per raccontarle ma non è che io dipendo da esse. Devi smettere di preoccuparti. Non c’è motivo ne bisogno. Se smetti di preoccuparti tutto funziona perfettamente. L’unico potere che ha questo Gianpaolo cattivo è quello di preoccuparsi. Come fai a smettere di preoccuparti? Come si fa? Preoccupandotene? Perché a me pare che stai facendo questo. Come si fa?
Gp. “Non lo so.”
M. “Quindi tu avresti solo questa facoltà di preoccupartene secondo te?”
Gp. “Ho un unico bottone”
M. “Si? E’ una bugia, quello è il personaggio mitologico che tocca non ascoltare, far morire, che ha solo quel bottone, non tu. Tu hai anche il cuore oltre alla mente. Puoi avere compassione, affetto, cura. E questo non è assolutamente simile al preoccuparsi. Allora tu non sei solo - Gianpaolo che si preoccupa - . Tu hai anche un’altra facoltà che non è preoccuparsi. Il cuore, l’affetto. Inizia con l’affetto per Gianpaolo. Non puoi dimenticarti tutto in un minuto? Dimenticati tutto. Tutte le preoccupazioni, un minuto solo. Basta preoccupazioni, non muori, sei voluto bene. [

Ora Marco mi tiene le mani.

M. “Stiamo qui sui prati, ci sono i soli, i tramonti, gente che vive, gente che muore, gente che fa cose, i cani, i sorrisi; delle preoccupazioni che ci facciamo? Ti piacciono? Come si sconfiggono le preoccupazioni? Con amore! Con l’affetto. Quello che sei tu. Senti che ti dice il cuore, diamogli retta, il cuore ti dice dai non ti preoccupare. Sentiamolo, non ci preoccupiamo di sentire, sentiamo. Non c’è preoccupazione nel sentire. Possiamo sentire liberamente. Non c’è pericolo. Sentiamo, basta

Chiudiamo gli occhi. Ascolto dentro di me. Sento che aspetto qualcosa. 

M. “Finito qui eh! Non c’è un arrivo. Siamo finiti qui Gianpaolo. Tutto inizia e finisce qua. Non c’è nient’altro. Tutto nasce qua. Tutte le soluzioni e tutti i problemi nascono qua. Senti, senti che dice il tuo cuore. Non vuoi amare, piangere, ridere? Ti piace? Fallo! Che ti preoccupi di farlo? Noi adesso per un minuto non ci preoccupiamo. Quell’altro è Gianpaolo, è bugiardo. Lasciamolo stare. Siamo degni di sentire e siamo tutelati e se sentiamo non succede niente di male, solo bene. Perché se sentiamo è una cosa perfetta, il nostro cuore è perfetto, non falliamo più. Io ti sto volendo bene. Questo bene che ti sto volendo è eterno. Riguarda te eh! Stiamo parlando di te! Ti vuoi bene? Ti preoccupi di volerti bene? Vogliti bene! Fallo anche tu così siamo tutti, ci manchi solo te. Andiamo dai sbrigati ci sei rimasto solo te a preoccuparti di volerti bene. Tu ti preoccupi. E se non ti preoccupi che succede? Che senti? Senti, invece di preoccuparti. Sta già succedendo. E’ quello che già sta succedendo, prima che tu ti preoccupi. Quello che ti sto passando, te lo sto passando prima che tu ti preoccupi! Non lo puoi frenare. Non puoi fare niente e non puoi non essere voluto bene, non sei capace. [Pausa]
Sta già succedendo, ce lo dai il pass per volerti bene? Dai tu sei il cantante del concerto e ci devi dare i pass per volerti bene e venirti a vedere, ce li dai? Noi veniamo e facciamo una cosa, ti vogliamo bene. Ce lo dai il pass? 

Ci penso. 

M. “Io sono già entrato comunque.”

Ridiamo tutti.

M. “Devi solo starci. Non è che devi creare l’amore, devi solo starci, accettarlo. Me lo dai questo pass che io già sono entrato? O mi cacci via? Lo sai che ti devi volere bene pure te se mi dai il pass? Controlla. Fa paura? Senti. Lascia perdere tutti i ragionamenti, io non me li sono portati oggi. Noi siamo in diretto contatto adesso. Puoi sentire tutto quello che sento io, puoi, sentilo. Già c’è.
Io mi sento come accolto dentro ad un abbraccio che mi avvolge tutto.

M. “Senti questa frase: Già c’è. Mi capisci? Adesso. Il tuo cuore già c’è, non lo devi cercare.
Non ti devi preoccupare di trovarlo. C’è, senti quello che già c’è, non quello che ti devi preoccupare di trovare. [Pausa]
Non lo puoi togliere quello che già c’è. Già ci sta. Non l’hai scalfito non hai allontanato. Sto dentro, non mi puoi togliere. Il cuore tuo è dentro di me non lo puoi togliere. [Pausa]
Rivolto agli altri:

M. “Si credeva che non aveva più il cuore!”

Di nuovo verso di me:

M. “Credevi che te l’eri perso? Non puoi perdere quello che sei.”

Pensavo di aver perso il cuore, di aver perso me stesso. Scoppio a piangere e lo abbraccio.

M. “E dai vai dammi questo pass. Vai vai, vai. Vieni fra di noi cuori. Vai! Allora ce l’hai il cuore vedi? Ce l’hai!”

Marco mi guarda negli occhi e con una gentilezza che scalda il cuore mi dice:

M. “Niente di tutto quello che pensi! Vivi! Vivi! Niente di quello che pensi sta succedendo. Senti e basta. L’amore è uno stato abbastanza fanciullesco nelle sue caratteristiche di libertà, spensieratezza. Senza pensieri, selvaggio e libero. E’ leggero. Completamente incolmabile, completamente incontrollabile. Non puoi deprivarti dell’amore. Gianpaolo non ci sei riuscito, non ne parliamo di questa cosa, nessuno ti crede. [Pausa] Questa è la strada giusta. Bisogna andare su una strada tranquilla, sicura, verso una soluzione che non mette paura a nessuno.”

La strada che intende marco è la strada dell’amore. Nel frattempo iniziamo a camminare verso l’uscita, prendiamo una stradina che passa vicino ad un piccolo parco giochi per bambini. In lontananza si vede una sagoma nel cel che vola, leggera, bella e indifesa, è un aereo radio-comandato. 

M. “Quell’aereo è un atto di amore. Porta gioia, felicità.
Pensa a chi l’ha disegnato sulla carta. Stava solo, pioveva, in un faro sperduto del Canada. [Ridiamo per il tono ironico riferito alla storia dell’autore dell’aereo]. Stava dicendo “io mi sento tanto solo ma faccio questo disegno e tra 20 anni migliaia di migliaia di persone saranno felici”. E’ un atto di creazione d’amore. E non è vero che le cose succedono perché la gente cattiva poi ci voleva guadagnare i soldi e sfruttare gli altri e allora hanno fatto gli aerei. Non li hanno fatti così gli aerei, li hanno fatti con amore. [Pausa] E’ finita eh!”

Mi volto e vedo un cartello che indica uno striscione. C’è scritto: TempoMateria. “Tutto è un segno” penso, quante probabilità c’erano che in quel momento ci fosse in un parco pubblico di una città così caotica come Roma un cartello neutro con quelle parole. Mi lascio andare ancora più in profondità.

M. “E’ finita Gianpaolo. Non c’è un altro momento più bello o più brutto che capiterà. Se capisci questa cosa hai capito tutto. Adesso sta succedendo l’illuminazione. Adesso, in nessuna maniera diversa da adesso. In te sta accadendo. Ci sei o no?”

Gp. “No.”

M. “Sta succedendo, uguale. Controlla prendi confidenza. E’ questa. Svegliati, sta succedendo.”

Delle sensazioni fortissime che non mi so spiegare pervadono tutto il mio corpo. E’ piacevole.

M. “Senti la mia mano che non trema? Non c’è preoccupazione. Non c’è preoccupazione nemmeno in loro, controlla [indica la gente intorno a me]. Quest’albero non è preoccupato. Questa madre per niente. Controlla, fidati. Dammi un attimo di fiducia e guarda. Non sei solo.. Non è che la devi cercare, adesso già c’è.”
Ancora inspiegabili scariche di energia benefica mi attraversano partendo dal centro e arrivando a tutti i miei punti periferici.

M. “Vedi questo è tranquillo, quello è amorevole. Oh non ce n’è uno incazzato ma come mai?”
E’ impressionante. Non c’è davvero nessun essere nervoso, nessun essere triste, nessuno, sono tutti allegri, divertiti, sorridenti, io sono incredulo, non mi era mai successo, anche a cercarlo non trovo qualcosa di brutto intorno a me. Sta succedendo qualcosa di magico.

M. “Ci sta adesso sia che guardi che non guardi, qualunque cosa fai non cambia. Ci sta. Non centri nulla tu, ci sta uguale. Nessuna di queste persone è un fattore distraente. Sono tutti esseri nell’illuminazione. E tu non puoi farci nulla, non sto dicendo che devi capirla. Qualunque cosa fai già c’è, non la rallenti, non la impedisci, non ti ci allontani. E’ già fatto è finita eh. Non è che dopo la devi dimostrare. Guarda! Mica la devi vedere una cosa che già c’è. Non puoi non vederla, già c’è. Capito? Tu la stai vedendo. E’ questa, non era un’altra cosa che tu credevi diversa. La stai vedendo. Non c’è altra azione che ci devi fare sopra come il guardare e non può essere allontanata con il non guardare. Già c’è. Non ti preoccupare di sentire, sentila. Puoi sentire tranquillamente. Non ti preoccupare di guardarla, guardala, la puoi guardare tranquillamente. Un tutto totale, cuore mente anima, già c’è. L’illuminazione già c’è. Quale altra cosa doveva succedere? Un drago blu? Smetti di fingere di avere il potere di non vederla. Io dico la verità, tu verrai a me. Non succede che poi dici che non hai capito perché è già successo, ho già vinto. Nessuna parola ne concetto potranno dimostrare che non c’è l’illuminazione. Nessun ragionamento, nessuna giustificazione. E’ finita Gianpaolo mi pare come se stai ancor cercando qualcosa. Perché cerchi? Già c’è. Quello che cerchi non è l’illuminazione. L’illuminazione è quello che già c’è, quello che cerchi non c’entra niente, si chiama fantasia.”

Siamo arrivati così all’entrata. Abbraccio marco per ringraziarlo di tutto quello che ha appena fatto per me. Lui mi guarda, muove le labbra:

M. “Adesso vuoi fare finta che ti senti uguale a due ore fa?”

Ridiamo tutti. Ma cosa è successo oggi?

martedì 14 aprile 2015

I Fiori Sbocciano senza il Permesso di Nessuno

ECKHART TOLLE


Mentre si sta seduti tranquillamente, senza fare nulla, la primavera arriva e l’erba cresce da sola

domenica 12 aprile 2015

Nello Stato di Illuminazione si può Soffrire? - Marco Canestrari

DI MARCO CANESTRARI


Spesso possiamo essere portati a pensare che un vero illuminato non possa provare emozioni negative come il dolore o la tristezza. Ma è così? Chi intraprende un percorso spirituale deve sforzarsi di provare solo gioia?

Un vero illuminato non è colui che non prova emozioni negative, ma colui che è libero: ciò significa anche libero di soffrire. Il percorso spirituale di ognuno di noi dovrebbe portarci, anziché a continuare a fuggire dai dolori e dalle paure, a diventare "capitani della nostra anima", assumendoci la piena responsabilità delle emozioni che viviamo.

TESTO E VIDEO DI FAUNO LAMI
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