lunedì 26 giugno 2017

Io Vi Disarmo

DI MARCO CANESTRARI


Quando non ci sono più difese allora non ci sono più limiti
Niente è più escluso da ciò che sei, niente è distante, niente è separato

Niente è avverso, tutto è amato
Questa è la fine dell'illusione…

Io vi disarmo dall'ipotetica facoltà di isolarvi e staccarvi dall'amore che siete
Io vi disarmo dall'ipotetica facoltà di violare e di danneggiare la maestosità e la generosità del cuore che siete
Io vi disarmo dalla vostra ipotetica facoltà di creare mondi tenebrosi, cattivi e ingiusti

Vi disarmo dall'ipotetica facoltà di sbagliare e di essere sbagliati
Vi disarmo da tutto ciò che credete di essere
Perché voi credete di essere un arma
In grado di attaccare e ferire la vostra stessa esistenza
Io renderò tutte le vostre armi innocue alla morte
Questo è il mio significato

Io vi mostrerò che voi non potete uccidere, prima di tutto
Poi che non potete ferire, che non potete giudicare, valutare
Che non potete sognare, inventare, illudervi
Che non potete commettere peccato

Fino a che non rimane niente di voi, ma solo Dio
Che non può essere offeso né trasgredito

Quello sei tu, sentiti
Questa vita è per te adesso
Scopriti


Marco Canestrari

giovedì 22 giugno 2017

Il Coraggio di Essere Sé Stessi

MARCO CANESTRARI


Vorrei parlare oggi del coraggio di essere se stessi, di essere bruciati completamente dalla luce del presente. Il coraggio di essere sempre in prima linea in ciò che accade, di essere qui ed ora specialmente nei momenti in cui il qui ed ora non ci piace, specialmente nel momento in cui il qui ed ora rappresenta quelle nostre reazioni di debolezza, di paura, di colpa, di vergogna, di dolore che non ci piacciono.

Il coraggio di affrontare ogni nostra mancanza d'amore, il coraggio di affrontare ogni nostro presunto difetto, di starci, di viverlo. Sto parlando del coraggio di vedersi e di farsi vedere soprattutto nei momenti in cui c'è sempre sembrato scomodo farlo. Sto parlando del coraggio di risvegliarci, del coraggio di vivere. Il coraggio di sentire di percepire, di odorare, di assaporare la vita in ogni sua sfumatura più leggera.

Il coraggio di essere completamente travolti da ogni piccola sensazione o emozione, anche quando sono emozioni o sensazioni che ci hanno insegnato a rifiutare, a modificare, a controllare. Io sto parlando del coraggio di mollare tutto, tutti schemi che abbiamo creduto veri fino ad ora e rimanere nudi, senza vestiti. Viverci nudi, e anche farci vivere. Il coraggio di vivere una vita sempre aderente all'intima natura di ciò che siamo, nei rapporti con noi stessi e con gli altri.

Iniziamo da qua.

Come funziona questo coraggio? L’azione prodotta da questo sentire coraggioso è sempre relativa a quanta chiarezza c’è sul fatto che fingere, fuggire o mascherarsi non ci dà nessun tipo di sicurezza. Più ho chiarezza che quel fingere di non essere me stesso non mi serve proprio a niente, più è naturale il mio essere coraggioso. Se noi ci sentiamo al sicuro senza il bisogno di forzare le circostanze interne ed esterne… allora smetteremo di farlo perché queste attività, anche chi si controlla sa che implicano un grande sforzo.

Bisogna fare crollare l’idea che senza fingere chissà cosa succede di male, rassicurarci, incoraggiarci.

Il primo passo da fare è quello di creare un mondo per noi stessi e per gli altri in cui mostrarsi deboli, vulnerabili e con tutti quegli schemi, che possono essere non accettati socialmente ma che sono veri, è un vivere che noi amiamo. Questo è il primo passo che dobbiamo fare.

Io mostro, ad esempio, ad una persona che si espone per ciò che è, che è amata da me anche quando si trova ad avere delle reazioni che fino ad ora l’avevano fatta rifiutare. Per fare questo, va da sé, io devo mostrare delle reazioni verso me stesso d’amore anche quando io non sono come mi piace essere. Non se ne può fare una senza l’altra: accettare qualunque tipo di reazione vera, sia dentro che fuori. Questa accoglienza amorevole e sicura è il primo passo, dare amore incondizionato verso se stessi è il primo passo.

Perché noi non cerchiamo che questo: una base sicura in cui lasciarci andare. Quindi prima di ogni altra indagine filosofica, prima di ogni ragionamento o insegnamento spirituale c’è bisogno di un amore visto, sentito, evidente, che non si nasconde e che ama spassionatamente tutte le piccole ombre che ci sono in quello che chiamiamo essere umano o corpo/mente. C’è richiesto un amore divino, un amore senza tornaconto che possa amare qualunque corpo, qualunque mente, qualunque struttura mentale, qualunque sia il condizionamento o trauma che ha avuto. Tutto l’opposto del: “cercare di risolvere quel trauma”, tutto l’opposto del: “cercare di cancellare o soggiogare l’ego per ottenere un risveglio futuro”.

C’è bisogno di un amore intero presente, non nel futuro, che accolga ciò che c’è, ciò che io sono e che voi siete nell’adesso, non quando saremo risvegliati. Di questo c’è bisogno, ed io voglio alimentare questo fuoco che c’è in me ma che c’è anche in voi, un fuoco che arde e mangia qualunque differenza, qualunque definizione, qualunque classificazione, un amore che brucia tutto, non brucia solo i maschi, solo le femmine, solo i buoni, solo i cattivi, solo i risvegliati, solo i non risvegliati. C’è bisogno di un fuoco enorme, onnipervadente, senza limiti, che spazzi via tutto.

Nessuna bussola, nessun riferimento, nessuna comprensione ci potrà servire da utilizzare per arrivare a quell’amore. E’ invece quell’amore stesso che sta bruciando e cancellando quei riferimenti, quelle bussole, quelle comprensioni, per mostrarsi interamente nudo, per come è sempre stato… Per mostrare quel trovare casa, quell’assenza di pericolo, che abbiamo sempre cercato.

Un amore di cui io non so niente, di cui il “me” non sa niente, che è al di là di quello che la mia mente può concepire, percepire o immaginare, al di là di quello che la mia mente può pensare ed esprimere.

La mia mente adesso ha smesso di tentare di concepire quell’amore, perché c’è chiarezza sul fatto che quell’amore è al di là di ciò che è mentale.





lunedì 19 giugno 2017

Io Sono un Animale

DI MARCO CANESTRARI


Io vi prego, se ci riuscite, di non fraintendermi quando userò le parole “io” e “voi”. Chi vuole può prendere queste due parole come se noi fossimo due cose distinte, altrimenti si può avere una lettura più elevata e intenderle come due provvisori aspetti della stessa cosa, in corso di risoluzione nel diventare uno solo.

Parlerò di “me” e “voi”, se ce la fate non vi identificate con il “voi” e non identificate questo corpo che parla con il “me”, altrimenti sorgerà una guerra. Chi vuole comunque è libero di farla sorgere, sarà una guerra molto utile e tutta interna a chi la sente.

Iniziamo: Io mi sento molto, molto, molto diverso da voi. Io mi sento come un animale, non sono ancora rimasto invischiato nella vostra cultura, nella vostra società, nelle vostre ideologie, nei vostri partiti politici, nella vostra personale esperienza, nelle vostre personali conclusioni, nelle vostre routine, nelle vostre consuetudini e nei vostri condizionamenti. Non sono legato a tutto ciò che voi esaltate come positivo, giusto o auspicabile e non sono invischiato nelle missioni di salvezza contro ciò che voi definite da migliorare, da rifiutare, da combattere.

Che rapporto possiamo avere io e voi? Nella metafora che sto usando, con la parola “io” sto indicando “ciò che c’è” e con la parola “voi” sto indicando la coscienza mentale di “ciò che c’è”. Che rapporto c’è tra la realtà e il mondo sognato? Tra il cuore del mondo e la tua persona?

Vediamo che cosa posso io insegnare a voi e che cosa potete voi insegnare a me. Voi mi potete insegnare quello che sapete e conoscete del vostro mondo esterno e interno. Mi potete insegnare il progresso, la tecnica, la conoscenza su ogni specifico settore, scientifico o umano. Mi potete insegnare le regole e le leggi che avete implicitamente approvato e che vanno di moda in questo periodo sulla terra. Mi potete insegnare le scoperte che al momento avete della fisica, della psicologia e le scoperte che avete fatto su voi stessi. Mi potete insegnare le vostre peculiarità, mi potete insegnare le vostre personalità. Mi potete parlare della vostra coscienza e del vostro mondo interiore, delle vostre reazioni, delle vostre ossessioni, delle vostre dipendenze e di tutto ciò che vi piace e che non vi piace. Mi potete parlare del vostro passato, della vostra esperienza, sia come individuo che come essere umano. Mi potete certamente parlare dei vostri pensieri.

Che cosa posso io insegnare a voi? Io, che sono un animale, posso insegnarvi a sentirvi, laddove tutto il sovraccarico di conoscenza, di cultura, tradizioni e sapere ha reso il sentire indiretto e offuscato. Io posso insegnare a guardarvi perché il mio occhio adesso non ha filtri. Non è un occhio che guarda attraverso un partito politico, né attraverso una specifica teoria su come è fatto il mondo, o idea su come siamo fatti noi stessi, non guarda attraverso una specifica esperienza o convinzione, non guarda attraverso uno specifico trauma. Il mio occhio non guarda attraverso un punto di vista soggettivo. Io posso offrirvi la luce di uno sguardo pulito, un guardare aperto, fresco e nuovo.

C’è bisogno di imparare un nuovo modo di comunicare fra me e voi. Scopriamo insieme quale lingua dobbiamo parlare e che gesti dobbiamo fare per tornare ad amarci. E’ possibile avere un interazione fra me e voi, ma non come siete abituati a fare, non a livello di un confronto di esperienze o di conoscenze. Non è mai al livello “a me piace questo, a te piace quello”, oppure sul piano “io la vedo così e tu così”. Non è questa l’interazione che potete avere con me, perché io al momento sono privo di un vestito soggettivo, sono un animale nudo. Io non conosco niente riguardo a ciò che sono, né riguardo a “ciò che c’è”, non ho coscienza del “me”, dell’individuo, del singolo e non ho nulla da confrontare con voi su quel piano. A quel livello, parlare con me, sarebbe come mettersi sul monte, parlare nel vuoto e sentire l’eco che ritorna, che è quello che accade ad ogni “me”, con il ritorno del suo mondo proiettato. In quel posto non c’è interazione, voi non potete parlare a me.

Io posso però parlare a voi, farmi sentire e rivelarmi interamente. L’animale che io sono e che avete dentro può interagire con voi e sciogliere la maschera: L’idea di essere un individuo. Questo ricongiungimento è nel sentire, nella vera essenza di ciò che siamo, lì dove non ci siamo mai persi. Io sono calmo e sicuro nella consapevolezza che c’è un posto dove noi siamo la stessa cosa. E’ il posto in cui nessuna cosa fa attrito con l’altra, nessuna cosa subisce ingiustizia o violenza da un'altra cosa. E’ il posto che vi sta cercando da tanto tempo.

Io voglio portare un messaggio di unità fra me e voi che è molto più forte di qualunque attività mentale, e celebrare l’unico posto in cui possiamo riscoprirci davvero la stessa cosa. Non ce n’è un altro.