venerdì 2 dicembre 2016

Andare Incontro alla Paura - Marco Canestrari

DI MARCO CANESTRARI


Molte dottrine spirituali parlano di liberarsi dalle paure, questo viene spesso frainteso e noi reagiamo alla paura nella maniera in cui tutti in passato hanno sempre risposto: allontanandola. Il mondo odia la paura e i suoi sviluppi aggressivi, accusando e valutando negativamente chi è impaurito. È facile non giudicare nostro figlio appena nato, anche quando è impaurito, perché gli vogliamo bene e soprattutto perché sappiamo che egli non ha la facoltà di nuocerci in profondità, però se un tiranno spinto dalla paura stermina mezzo mondo noi siamo incapaci di non accusarlo, di non giudicarlo. Parlo di un tiranno come potrei parlare dei politici egoisti, delle multinazionali spietate o dei banchieri arrivisti, come di nostra moglie quando non vuole darci ragione o del datore di lavoro quando è rigido e insensibile. Tutto ciò accade perché queste persone sono impaurite, se non fossero impaurite a nessun livello voi non avreste alcun pretesto per accusarle. La paura fornisce, secondo voi e secondo il mondo, un pretesto per una giusta accusa. Voi dite: “paura, io ti accuso giustamente, io ti accuso a ragione”, voi quindi avete in mente che la paura sia sbagliata e ingiusta. Io adesso voglio fare un'indagine insieme a voi, a mente aperta e con un cuore generoso voglio andare incontro alla paura, guardarla in faccia per quello che è e scoprire se è veramente brutta come noi abbiamo sempre creduto, io voglio portarvi un messaggio che è incompatibile con qualunque struttura di pensiero razionale: che la paura non costituisce alcun difetto e che è qualcosa che non si può in alcun modo accusare giustamente o giudicare come negativa. Questo è il tema di oggi.

L’uomo moderno vive in città con i suoi rituali sociali, con la sua rispettabilità, le sue consuetudini, con le sue culture e tradizioni, si veste a tono e si comporta a modo. La paura non abita lì, fa la tana nel bosco dove nessuno va mai, è un mostro selvaggio che ha la fama di essere cattivo e sanguinolento, infatti, per lei si fanno le guerre. Io sostengo con certezza incrollabile che voi parlate senza aver mai guardato, ci hanno sempre detto che la paura è brutta, è semplicemente sempre stato così, ed è diventato un automatismo, una routine che avalliamo senza discernimento.

Io spesso vado dove abita la paura perché voglio scoprire qual è il suo vero volto, entrare nel luogo in cui dimora e mettermi a pochi centimetri dalla sua faccia, guardarla negli occhi, accendere la torcia e controllare se è vero che questo mostro da cui tutti fuggiamo è così terribile come si dice. Voglio andare di notte nel bosco e addentrarmi nella caverna della paura, io voglio cercarla, sono un cacciatore di paura, non perché voglio ucciderla, ma perché la voglio scovare e scoprire come stanno le cose, dato che sono curioso, intelligente e vivo. Per intraprendere questa avventura lascio stare in quel posto chiamato passato tutto ciò che mi hanno raccontato e soprattutto che mi sono detto riguardo a essa.

Io voglio andare incontro alla paura, sono diverso da quelli che vivono in città. Tutta la struttura della città, infatti, e tutte le sue leggi, si basano sul fatto che bisogna odiare, ripudiare, fuggire la paura, che non bisogna mai guardarla da troppo vicino, che bisogna difenderci da essa, arginarla, tenerla sotto controllo e gestirla, perché è inaccettabile. Io vado controcorrente rispetto all’uomo che cerca di allontanarsi spingendosi nella città dove si usa la mente, si venerano i ragionamenti e le strutture razionali che si poggiano sull’esperienza, sulla tradizione e sul sentito dire. Io voglio esplorare la paura, scoprirla perché non sono più sicuro che sia brutta e soprattutto sono stanco di passare la mia vita a scappare. Io entro nella sua tana perché solo nell’affrontarla troverò la sicurezza e la pace che non ho mai trovato nella fuga cieca. Che valore ha la paura spogliata dall’attributo di fuga? Perde interamente la sua valutazione precedente, come posso dare alla paura le caratteristiche negative che le davo prima quando la valutavo negativamente, come posso dargli lo stesso significato che le davo prima e chiamarla ancora paura se io emotivamente non la sto più condannando? La paura è stata fino a ora quella cosa da cui col cuore ci si allontanava, in altre parole è stata quella cosa che si odiava e si rifiutava. Ora invece guardiamo il mostro con occhi gentili, innocenti, puliti, incontaminati, obiettivi, intelligenti, lo guardiamo con cura, con intensità, con profondità.

Noi siamo esploratori intelligenti e se vogliamo possiamo scoprire se quello che ci hanno raccontato è vero o falso, se invece non vogliamo vedere, allora continuiamo pure a correre via a occhi chiusi, ripetendo ciecamente le filastrocche e gli automatismi che abbiamo imparato. Io vado in avanscoperta e nel tempo faccio amicizia con questo mostro antichissimo che tutti pensano essere spietato e inavvicinabile. Io ho preso confidenza con questa bestia e voglio tornare in città per insegnare a tutti che è possibile smettere di vivere scappando dalla paura. Prima ve lo spiego razionalmente e poi chi vuole potrà iniziare a fare delle escursioni nel bosco guidato da me, potrà accarezzare l’animale, tornare in città e dire che non è pauroso, fino a che tutti sapranno che la paura non è un difetto.

Non fuggitela, andiamo insieme, in sicurezza, amiamola. Quando accoglierete nel cuore questa belva mitologica, si manifesterà a voi come un cucciolo bisognoso d'amore che è stato da sempre rifiutato, segregato, accusato, odiato, schernito e abbandonato. Con amore io curerò le sue mancanze e tornerà l'essere meraviglioso che era in origine, allora lo porterò in città dove tutti lo coccoleranno e infine faremo un grande tempio in suo onore da tenere al centro della piazza, così in ogni istante della nostra vita quotidiana, in ogni momento presente sarà osservato, ricordato e celebrato.

Quando la verità sarà vista completamente, quel vecchio mostro sarà da voi omaggiato e venerato, perché quando accenderete la torcia in fondo alla sua tana e lo guarderete da molto vicino, percepirete il suo respiro, il suo calore, sentirete battere il suo cuore, aprirete gli occhi… allora vedrete il vostro volto. Chi curerà il nostro cuore ferito e dimenticato dalla ragione, abbandonato in una tana buia, in quel posto segreto e inaccessibile, di cui ci vergogniamo e che abbiamo chiamato inconscio? Io sono andato lì dentro, ho acceso la luce e quello che ho trovato è il vostro volto. Per questo bisogna andare lì senza armi, perché ogni offesa che rivolgiamo alla paura, ogni accusa che le muoviamo, ha come oggetto l'integrità del nostro cuore. Ci siamo noi in quella tana e qualcuno è finalmente venuto a trovarci e a svegliarci con amore, non ci hanno dimenticato.

Quello che si dice in città è falso, dicono che noi siamo la nostra mente, le nostre esperienze, le nostre regole, le nostre conclusioni, le nostre azioni. Nella mente ci viene detto: “rafforziamoci e diventiamo competenti, scaltri, efficienti e furbi a contrastare e segregare quel famelico animale nella tana”. Io voglio portare tutti fuori della tana, andare in città cosicché le strutture mentali di ognuno si sciolgano di fronte al vostro immenso amore, alla vostra maestosità, alla vostra grandiosità.

Voi state nella tana, nell’inconscio, dormendo al buio, io veglio su voi e vi difendo da chiunque possa dire che siete sbagliati perché avete paura. Voi non siete in difetto, non avete sbagliato e non avete mai avuto colpa, questo è il risveglio. Senza colpa in noi stessi è impossibile accusare qualcun altro, senza peccato nel cuore io non posso vedere peccato in voi perché non posso essere minacciato nella mia integrità, nella mia santità, nella mia purezza e quindi non devo nascondermi né difendermi col pensiero e con le parole. Se io vengo sicuro della mia innocenza le vostre accuse non raggiungono il mio cuore come fossero un attacco, raggiungono il mio cuore invece come una richiesta d’amore che io prontamente risolverò. Avete creduto di essere sbagliati e vi siete rifugiati nella tana, distanti e dissociati dalle regole che con la mente sostenete, da quello che a parole dite e da quello che coi gesti fate. Io voglio risvegliare il vostro cuore che ora dorme e unirlo alle vostre parole, ai vostri gesti e fargli fare amicizia, così possiamo creare una città sana, non in conflitto. Per questo io vi difenderò con chiarezza e con efficienza da chiunque vi accusi di avere paura. Convertiamo questo uso comune che chi ha paura vada giustamente odiato, perché per paura ha commesso un crimine, negandogli quella risposta amorevole che tanto vorrebbe, con paura, chiederci. Spesso abbiamo comportamenti superficialmente educati e civili di fronte a chi ha paura e commette azioni confuse, ma dentro di noi lo schifiamo, allora iniziamo a cambiare questo nostro atteggiamento dall’interno e ricordatevi che questo è un vostro sogno e nel sogno nessuno muore, nessuno viene danneggiato, l’unico peccato che potete commettere è quello contro voi stessi inaridendovi di cuore. Io voglio essere il difensore dei reietti, dei rifiutati, degli emarginati di tutto questo mondo, io voglio andare dal cattivo, dall'insolente, dall’ostinato, dal recidivo, voglio andarci senza armi né difese e voglio mostrargli che lui è meraviglioso. C’è amore e giustizia nella paura, sta a voi il merito di vederlo, non è obbligatorio, è un lusso. Vengo a dirvi che c’è un modo migliore di vivere, offrendovi un’opportunità immensa, quella di dare alla paura il suo giusto posto nell’esistenza e vivere così sereni per l’eternità. Quando la paura sarà parte integrante della nostra vita quotidiana, allora nessun aspetto del creato sarà più ingiusto, intollerabile o fatto male, vivremo per millenni senza nessuna accusa, senza nessun rifiuto, senza nessuna valutazione. Allora anche la società sarà comoda, e agevolerà la crescita e l’educazione di bambini senza indottrinarli riguardo al fatto che la paura sia brutta e da lì in poi sarà tutto più rapido e semplice. Non accusate chi ha paura perché quando lo fate state accusando non semplicemente un vostro simile, non solo un vostro fratello, state accusando direttamente la maestosità della vostra generosità, è quello il dolore che sentite quando giudicate, non avete altro dolore che questo. Impariamo a guardare tutto iniziando dalle nostre parti più segrete, nascoste, quelle che rifiutiamo perché crediamo siano malsane. Voi siete perfetti, lo siete sempre stati e lo sarete sempre, rinsavite, io vi aiuterò a rendere evidente che voi non avete difetti, vi porterò a manifestarlo a rivelarlo e poi a insegnarlo agli altri. Saremo in tre ad andare nella tana, poi quattro, cinque, sei, fino a che acquisiremo la giusta prospettiva e vedremo queste persone che vengono nella tana e ci dicono che siamo belli e ci amano mentre noi non ci avevamo mai creduto.

Ma come è possibile, stanno venendo veramente per noi? Come è possibile che stiano amando noi? Noi, che siamo sempre stati rifiutati, noi, pieni di paure e di difetti. E allora piangeremo di gioia e compassione e impareremo ad accettare la mano che nostro fratello adesso ci sta tendendo. Voi avete un’opportunità enorme, per favore accettate questo dono immenso, è la vostra libertà, mai più in gabbia, mai più sotto controllo, mai più schiavi della scelta. Liberatevi dalla vostra mente, perché ha fallito, tutti i vostri pensieri sono vani, a breve i nodi verranno al pettine e io vi offro di passare dalla parte della felicità. Non c’è inferno nel mondo reale, non ci sono ritardatari, non ci sono secondi, aspettiamo solo il vostro unico risveglio affinché voi vediate che siamo già tutti qui e nessuno è stato mai dimenticato dal cuore di Dio. Io ho paura e non è un difetto, voglio insegnare questo difendendo dalle accuse chiunque abbia paura, e mostrerò che è possibile guardarlo con amore, questa è la porta.


Dal libro “Gesù Beve Redbull” di Marco Canestrari, una raccolta di trascrizioni relative a una serie di conversazioni recenti che ruotano intorno al tema dell’ascolto interiore.

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4 Dicembre a Roma

28,29 Gennaio a Milano con Sennar Karu




martedì 29 novembre 2016

La Religione è un Pericolo per chi si Vuole Legare alle Credenze - Marco Canestrari

DI MARCO CANESTRARI


Religione è una parola che mi ha sempre fatto storcere la bocca, prendere le distanze e non c’è altra causa della distanza se non la paura. 

L’uomo ha paura della religione, quella vera, della spinta naturalmente spirituale, del suo centro profondo, e finisce per legarsi a concetti, credenze e idee che innalza a divinità.

La religione diventa così un percolo dal punto di vita della mente, un qualcosa di superiore, un qualcosa che non si può comprendere e dietro al quale ci si può nascondere. 
Ma chi è minacciato dalla religiosità? Il nostro sé può esserne minacciato? La manifestazione di Dio può correre pericoli al cospetto di se stessa? 
La religione è un pericolo solo per coloro che non si sono visti esseri di spirito, ovvero tutti coloro che sono identificati con un concetto e che credono nella separazione. 
In questo video Marco pone l’attenzione su come l’uomo abbia frainteso la religiosità, di come religioni diverse, chiese, sette o preghiere verso qualcosa di esterno dal sé non abbiano nulla a che fare con questa luce spirituale di cui siamo fatti, con questa natura religiosa che è dentro ogni cosa e che ogni cosa contiene.

Buona visione


TESTO DI GIANPAOLO MARCUCCI
MONTAGGIO E RIPRESE DI FAUNO LAMI


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giovedì 24 novembre 2016

Narcisismo e Vanità

DI MARCO CANESTRARI


D. Dobbiamo esaltarci, farci la chirurgia plastica, vestirci alla moda ed essere pieni del nostro ego oppure buttarci giù, crederci indegni, colpevolizzarci, accusare gli altri e sentirci accusati? Bisogna essere fanatici e vanitosi o autolesionisti e umili? Per il risveglio bisogna mantenere un equilibrio fra non essere tanto fanatici ma neanche troppo indegni?

Dovete sempre volervi bene, accettarvi, desiderare il meglio, puntare allo stare bene, a sentirvi a vostro agio fisicamente, emotivamente, affettivamente e spiritualmente, ma senza provare soddisfazione di andare a scapito di qualche altra cosa. Ogni attività dell’ego che ci fa piacere è a favore del me perché appunto va a svantaggio di qualche altra cosa che reputiamo “non me”. L’individuo trae piacere nel sentirsi speciale rispetto agli altri: “desidero che tu ami me in maniera speciale e privilegiata quindi voglio che tutti gli altri li ami un po’ meno di quanto ami me”. L’ego non ha piacere a sentirsi uguale a tutti, invece trae piacere al ribasso, solo se qualcuno viene messo in secondo piano rispetto a lui stesso. A me piace essere bello ma non a scapito vostro, non voglio stare più in alto di un altro, non voglio essere meglio di voi, non sento bellezza e perfezione nel vedere che voi state un po’ peggio di me, a me piace essere bello insieme con tutti quanti, vorrei portare tutti in alto verso il meglio. A me piace la felicità e cerco di conquistarla, ma non traggo nemmeno una briciola di felicità dalla vostra tristezza, anzi cerco di contribuire alla vostra gioia portandovi anche la mia. Più sono felice, più sto bene e più ho energia per rendere felici voi facendo da esempio. Voglio essere grande senza sfruttare nessuno, senza andare a danno di nessuno, voglio un mondo dove siamo tutti grandiosi, quello è il nostro regno, pieno di gloria, facciamolo insieme perché siamo fatti per questo. Invece la miseria è quella dell’ego, che vuole spiccare perché porta qualcun altro mentalmente, emotivamente ed energeticamente più in basso, questa è la differenza.

D. Ma senza negativi esistono positivi? Si può essere ricchi se nessuno è povero?

Si può e si deve, è la nostra condizione naturale, la ricchezza totale e intera. Il risveglio alla realtà è una condizione interna di magnificenza completa dove tutti hanno tutto. Adesso soffriamo appunto perché stiamo facendo nella nostra mente due pesi e due misure, due condizioni, interno ed esterno, me e te. Una parte della realtà la consideriamo meno bella, meno degna, meno giusta, meno importante dell’altra che invece preferiamo, ragioniamo così: mi interessa più salvare la mia pelle che la tua, la mia nazione che la tua, la mia famiglia che la tua. A me invece interessa che siano salvate tutte le vite, quindi comincio subito con la mia e poi insegno a tutti come fare, faccio vedere che si può fare e come si fa, è molto semplice, si tratta solamente di guardare e accettare quello che si vede e basta, senza cambiare niente perché la realtà già è piena.

D. Quando smetteremo di identificarci con il corpo, non smetteremo anche di curarci esteticamente, di vestirci bene e di trattarci bene?

No, noi non siamo il corpo, il corpo è un nostro effetto e se noi ci risvegliamo a ciò che siamo, amore, cura, intelligenza e consapevolezza, allora anche i corpi saranno effetti di questa immensa cura e amore e saranno la celebrazione di tale maestosità. Quindi con le conoscenze e le risorse che abbiamo, prima non ci saranno più morti di fame e di sete e poi non ci saranno più senza tetto, avremo tutti i riscaldamenti quando fa freddo e staremo al fresco quando fa caldo e poi tutti saremo ben curati, piacevoli, comodi e tutto il corpo e quello che avremo intorno sarà espressione di ciò che siamo, cioè infinita abbondanza e lusso.

D. Quindi è un bene esaltarsi ed esaltare il corpo come immagine, come molti già fanno?

Ultimamente c’è la rincorsa alla chirurgia estetica ma questo significa che si dà valore al corpo come se potesse dare a noi gioia, serenità e importanza. Questo è uno sbaglio, il corpo è un nostro strumento e quando siamo felici, sappiamo di essere importanti e degni, allora trattiamo il corpo con felicità ed esso sarà espressione di serenità, importanza e dignità. Non è facendoci la chirurgia estetica che diventeremo felici, è essendo felici che andremo in giro come a noi piace e non come agli altri dovremmo piacere, questa è la risposta


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