domenica 21 marzo 2010

Il Voto nei Paesi a “Democrazia Controllata”

DI GIANPAOLO MARCUCCI E MARCO CANESTRARI

marionetta

Nei paesi democratici in cui viene esercitato un controllo delle masse la distanza tra il singolo e chi governa è molto ampia e si pone il problema della reale utilità del voto di preferenza. Può accadere, anche per incentivo di chi influenza le popolazioni, che la sfiducia e la rassegnazione risultino essere i sentimenti più diffusi fra coloro che tentano di cantare fuori dal coro. Spesso infatti, coloro che percepiscono i propri leader politici come “intercambiabili” e non si sentono rappresentati da essi, si astengono dal votare. In molti paesi tuttavia tale azione non ha un forte valore politico, anzi alimenta il potere del leader sostenuto dalla maggioranza relativa.

Ma allora bisogna oppure no andare a votare? Sotto le condizioni di controllo imposte dall’alto, i problemi più importanti della società, quelli che richiedono una visione d'insieme ed un'organizzazione sistematica su ampia scala, non possono essere risolti. Proviamo allora a capire come è fatto il terreno più fertile per arrivare ad eliminare queste condizioni di libertà controllata: immaginiamo un mondo di persone che vivono in una scatola in cui la temperatura è esageratamente alta. Il calore viene tenuto dal leader a livelli quasi insostenibili e, a distanza di anni, i gradi vengono di poco alzati sempre di più. A quella temperatura, la riflessione serena è quasi impossibile, e la maggior parte delle persone hanno come primo pensiero quando si svegliano ed ultimo quando vanno a dormire, quello di dover fare qualcosa per rinfrescarsi un poco. La popolazione viene tenuta sotto un modello uniforme e le sue azioni sono prevedibili a causa dell’emergenza “caldo asfissiante”. Si evita cioè che la popolazione si trovi in una naturale situazione di serenità ed abbia energia e tempo sufficienti per risolvere il problema della scatola. La maggior parte delle persone crede che non esista nulla al di fuori delle pareti e ha perso completamente la capacità di cooperare in maniera organizzata. La normalità è votare il leader, amarlo e sostenerlo. Il caldo, come dice il leader, è un male causato dai dissidenti.

Di sicuro in tale situazione votare uno od un altro esponente politico non potrà direttamente far uscire la popolazione dalla scatola, in quanto tutte le soluzioni proposte dai partiti sono comunque imprigionate nel meccanismo perverso. All’apparenza il voto pare dunque inutile, ma soffermiamoci su un punto particolare: votare un partito che può contribuire ad allentare la morsa del caldo amplierà le possibilità di pensiero e azione della popolazione agendo alla base del problema. Cerchiamo allora, in ogni modo possibile, di dare un aiuto per liberare l'intelligenza della collettività dai freni imposti dall'alto e lasciarla esprimere secondo le necessità più sentite dai cittadini.

Nei paesi a “democrazia controllata” il voto è uno strumento insufficiente, ma può essere di aiuto per velocizzare l’azione sul problema centrale. Si deve costantemente lavorare alla radice del problema e rendere i consensi della popolazione sempre più sereni e consapevoli. L’aumentare della consapevolezza collettiva genera naturalmente risorse ed energie per costruire modi più etici di vivere, e viceversa: più si vive sereni ed informati e più si ha la possibilità di affrontare con efficacia anche i problemi che richiedono una organizzazione e una cooperazione su ampia scala. L’azione risolutiva è sempre quella che agisce su tutti i piani, l’urna è uno di essi.

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